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Lavoro

Outplacement obbligatorio e politiche attive per rilanciare il lavoro

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Per le aziende questo vuol dire innanzitutto non limitarsi a cercare scorciatoie assistenzialistiche ma agire sulla formazione delle persone, sulla sostenibilità del proprio modello di business e sullo sviluppo delle soluzioni offerte al mercato. Per lo Stato significa non limitarsi a politiche di sostegno passivo del reddito o delle imprese e perseguire fino in fondo percorsi attivi capaci di generare sviluppo a ogni livello. Sarebbe a questo proposito assolutamente auspicabile che i servizi di ricollocazione professionale, conosciuti anche come outplacement, venissero resi obbligatori per le aziende che licenziano. Un tale provvedimento potrebbe tra l’altro portare a un risparmio per lo Stato di quasi un miliardo di euro l’anno, grazie all’abbassamento dei tempi di reinserimento lavorativo che oggi, per l’outplacement, sono di circa 6-8 mesi.

Per tutte queste ragioni consideriamo le politiche attive in generale e l’outplacement in particolare un tema prioritario dell’agenda di qualsiasi futuro Governo: da questo punto di vista la Riforma Fornero ha iniziato un percorso di avvicinamento al tema, che tuttavia va proseguito e completato con maggiore forza, ad esempio dando finalmente vita al previsto “tavolo sulle politiche attive” e portando a livello nazionale le iniziative di quelle Regioni e Province che si sono mostrate efficaci. A questo proposito va detto che le Agenzie per il lavoro non solo sono un soggetto capace, già oggi, di collaborare positivamente con la Pubblica amministrazione nella realizzazione delle politiche attive, ma costituiscono esse stesse una forma di politica attiva, proprio a motivo del loro lavoro che, oltre a intermediare capillarmente domanda e offerta, garantisce alle persone la massima sicurezza ed employability e, alle aziende, una preziosissima flessibilità nell’utilizzo di risorse competenti, concorrendo in tal modo alla crescita dell’occupazione e alla generazione di valore per l’intero Sistema.

Attenzione: tutte le parti sono d’accordo sulla strada da compiere? Sembrerebbe proprio di sì. Non vorremmo però che, proprio ora, si dovesse assistere - in questo strano Paese - all’ennesimo, deleterio, ripensamento. Non vorremmo cioè che, scattato il drammatico allarme per cui occorrerà destinare con urgenza nuove risorse al finanziamento della cassa integrazione, ci si limitasse, raschiando il fondo del barile, ad affrontare questo tema, sottraendo in tal modo ogni residua risorsa a ciò che sarebbe invece necessario costruire, deviando così - ancora una volta - dalle vere priorità. E finendo per consegnare, irresponsabilmente, un ulteriore problema alle future generazioni. Meglio pensarci bene.

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