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Lavoro

FLOP PRODI/ 1. Ichino: sono venuti al pettine tutti i nodi irrisolti del Pd

Pietro Ichino (Infophoto)Pietro Ichino (Infophoto)

Quando Mario Monti aveva ipotizzato che io potessi assumere il ruolo di ministro del Lavoro nel suo nuovo governo, un dirigente nazionale del Pd aveva dichiarato pubblicamente che questa scelta avrebbe determinato la morte di quel nuovo esecutivo prima ancora del suo nascere; e non ho sentito in proposito una sola parola di smentita o rettifica da parte di uno dei membri della Segreteria. Questo era il contesto nel quale, nel dicembre scorso, quando dopo le primarie Vendola e Fassina hanno incominciato a fare apertamente i discorsi di cui ho detto prima, rinunciai alla ricandidatura nelle liste del Pd. E quando Mario Monti mi espresse in modo molto insistente l’invito a unirmi a lui nella sua iniziativa politica volta a rilanciare quell’Agenda come terreno di incontro tra le forze politiche più responsabili, accettai senza molti rimpianti: anche perché alla redazione di quell’Agenda stavo collaborando già da mesi; e tornare in Parlamento con lui apriva la prospettiva di poter trasformare quel programma in un insieme organico di disegni di legge. Come infatti sta avvenendo.

 

Cosa pensa in merito allo stallo politico che dura ormai da quasi due mesi?

 

Se è per questo, la situazione di stallo sta durando da molto più tempo. È il risultato di un centrodestra che ha sperperato tre anni e mezzo di governo facendo soltanto una mezza riforma, quella delle amministrazioni pubbliche, e poi azzerandola; e di un Partito democratico che sulle riforme di cui il Paese ha bisogno ragiona ancora sempre dal punto di vista degli addetti ai servizi e non dal punto di vista degli utenti. L’inconcludenza della politica italiana negli ultimi anni nasce da qui. In questi ultimi due mesi, poi, lo stallo si è aggravato per gli errori gravi commessi da Bersani, per mancanza di una linea strategica chiara: prima ha passato un mese a rincorrere il Movimento 5 Stelle, poi improvvisamente è passato a coltivare, con scarsa credibilità, l’intesa con il Pdl.

 

Ha fatto quindi bene Bersani a dare le dimissioni?

 

Dopo che per ben due volte, incredibilmente, il Pd ha sbarrato la strada a un candidato appartenente alle proprie file, le dimissioni del segretario sono inevitabili. E costituiscono un passaggio obbligato perché si possa arrestare la tendenza all’entropia, alla disgregazione, che sta travolgendo la politica italiana

 

Quali prospettive politiche vede oggi oltre l’elezione di un nuovo Capo dello Stato?

 

È difficile rispondere prima che questa elezione sia avvenuta. Da come essa avverrà dipende moltissimo del futuro politico di questo Paese, almeno nei prossimi tre o quattro anni. Quello che posso dire fin d’ora è che tutti i nodi irrisolti che nel dicembre scorso mi hanno spinto a lasciare il Pd sono venuti al pettine in questa tormentata vicenda parlamentare.

 

Nel quinto scrutinio di oggi prevede che possa essere proposto un nome maggiormente condiviso che possa portare ad un ampio e decisivo consenso parlamentare?