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GOVERNO/ Da sindacati e imprese una sfida a Letta per “premiare” il lavoro

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Anche in questo caso non riguardano il singolo lavoratore, ma misure collettive per l’intera comunità dei dipendenti. Poniamo che in un’azienda si passi da due a tre turni, e quindi si realizzi un forte beneficio legato a una maggiore produttività in quanto gli impianti sono utilizzati di più. Ciò consente un fatturato più elevato, e quindi ai lavoratori sono riconosciuti dei premi che, nello spirito dell’accordo, dovrebbero essere detassati.

 

Per quale motivo la Cgil si è opposta invece alla detassazione dei premi legati a demansionamento e controllo a distanza dei lavoratori?

La Cgil temeva i possibili effetti di una flessibilità organizzativa in grado di punire la professionalità dei lavoratori attraverso il demansionamento, compensandola con la corresponsione di un premio. D’altra parte il controllo a distanza presentava il rischio che si andasse verso forme di verifica sull’attività dei dipendenti che potessero trasformarsi in un appesantimento eccessivo del lavoro. Secondo la Cgil, un operaio poteva essere messo in un percorso tale da costringerlo a mantenere determinati ritmi o a ottenere particolari risultati.

 

E’ un bene che questa parte sia stata stralciata dall’accordo?

Bisognerebbe valutare se si tratti di rischi reali o se appaiano tali soltanto alla Cgil. Sta di fatto che il principale sindacato italiano li ha valutati così, motivando il suo dissenso sulla base di questi rischi. Il fatto di eliminarli dai contenuti dell’accordo, aumenta la base dei consensi di cui gode quest’ultimo. Ora manca solo che il nuovo governo stanzi i soldi necessari.

 

(Pietro Vernizzi)

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