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Lavoro

SALARI/ Detassazione, una piccola "guida" per le Pmi

Il decreto del 22/01/2013 ha fissato le nuove regole per la detassazione dei salari di produttività. LUCIANA D’AMBROSIO ci aiuta a capirle meglio con degli esempi

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Abbiamo già illustrato il contenuto del decreto del 22/01/2013, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29/03, che ha fissato le nuove regole per beneficiare della detassazione ovvero, ricordiamolo, quel beneficio fiscale (per lavoratori dipendenti del settore privato) consistente in un’aliquota fissa e unica del 10% sulle cosiddette retribuzioni di produttività, previste in accordi sindacali aziendali o territoriali. È noto che quest’anno tali regole sono cambiate, nel tentativo di collegare più direttamente il beneficio fiscale a una reale maggior produttività: il legislatore ha inteso cioè riconoscere uno sconto fiscale solo a quelle voci retributive la cui erogazione - per quanto sarà oggetto del presente articolo - sia effettivamente correlata al raggiungimento di determinati risultati/valori misurati attraverso indicatori di produttività e più in generale di competitività aziendale. Cerchiamo quindi di analizzare la concreta applicazione del citato sistema di produttività in una Pmi, anche considerando quanto chiarito dal ministero del Lavoro nella Circolare del 3 aprile scorso, aggiungendo una doverosa considerazione per le micro-imprese che costituiscono il prevalente tessuto imprenditoriale del nostro Paese.

Un caso concreto (e reale). Un’azienda manifatturiera è dotata già dal 2012 di un contratto integrativo aziendale pluriennale, con un premio costruito per gli impiegati sul raggiungimento di diversi scaglioni di fatturato e per gli operai sul contenimento dei margini di errore, entro un limite massimo annuo. Il contratto è stato già depositato alla Direzione Territoriale del Lavoro entro i 30 giorni dalla stipula per beneficiare dello sgravio contributivo. In questo caso non occorrono ulteriori integrazioni, il contratto soddisfa già i requisiti per detassare i premi. Occorre solo, novità di quest’anno, inviare per posta certificata l’autodichiarazione di conformità al decreto del 22/01.

Da gennaio a oggi in questa azienda sono stati sottoscritti con le rappresentanze sindacali altri due accordi, il che dimostra il ruolo partecipativo svolto da tutti gli attori (imprenditori e sindacati). Il primo prevedeva il riconoscimento di un premio nel caso di evasione di un numero minimo di ordini entro gennaio 2013, misura pensata per compensare i ritardi nelle consegne dovuti alla complessità delle operazioni di trasloco svoltesi a fine 2012; il secondo accordo ha invece riguardato la definizione di un orario multi-periodale con specifiche maggiorazioni, al fine di migliorare l’organizzazione interna e, a regime, di riuscire a gestire con il solo personale interno le attività di logistica, senza dover ricorrere a contratti d’appalto o somministrazione.

La dinamica descritta è interessante: in entrambi i casi il datore di lavoro si è messo in gioco nel ricercare strumenti per migliorare l’organizzazione del lavoro o aumentare la produttività: così il raggiungimento di retribuzioni detassabili è il naturale (non forzato) risultato di uno spirito imprenditoriale, compreso da una positiva presenza sindacale, che non si limita a ricercare esclusivamente lo sconto fiscale, ma l’effettiva produttività. Da questo caso si potrebbe concludere che per la costruzione di un sistema di retribuzione di produttività per obiettivi occorre innanzitutto una conoscenza precisa delle condizioni aziendali e dei risultati che si intendono raggiungere, mediante un’analisi del contesto organizzativo, produttivo e relazionale dell’azienda, cercando di capirne il presente e il futuro, nonché le leve per produrre valore. Premesso tutto questo, lo sconto fiscale diventa un valore aggiunto e non un favore a dipendenti e sindacati.