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Lavoro

PENSIONI E LETTA/ Esodati e riforma. Del Conte (Bocconi): proposte sensate, ma insostenibili

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Di per sé, ha senso. Ma, anche in questo caso, non si tratta di una riforma a costo zero.

 

Non crede che il costo potrebbe essere notevolmente ridotto se il disincentivo per chi va in pensione in anticipo fosse piuttosto elevato?

Dobbiamo considerare che le nostre pensioni sono molto basse in relazione al costo della vita. Se la flessibilità dovesse prevedere, per esempio, che chi va in pensione a 62 anni prenda il 50-60% dell’assegno, ci troveremmo di fronte a un meccanismo fasullo. Mi spiego: nessuno, ragionevolmente, ne approfitterà. Quindi, o si realizza un provvedimento che consenta la libera scelta dei cittadini e dei lavoratori, e che preveda un sacrificio tollerabile, o, in caso contrario, se il sacrificio cioè risultasse intollerabile, avremmo l’ennesimo flop.

 

Come giudica, invece, la staffetta tra giovani  e anziani?

Dal punto di vista teorico, è una proposta interessante. Consentirebbe lo sblocco del turn over, a oggi uno dei più grandi problemi. Tuttavia, costa un sacco di soldi. L’anziano che accetta il part-time deve, infatti, poter maturare, in ogni caso, i contributi che gli erano garantiti con lo stipendio pieno, per evitare di trovarsi con una pensione che non gli consenta di sopravvivere. L’Inps, quindi, gli dovrebbe riconoscere i contributi figurativi per quella parte di lavoro che non sarebbe più svolta. A Milano è stata avviata una sperimentazione di questo tipo, e si è visto che è costata tantissimo. Per farvi fronte, è stato necessario utilizzare i fondi regionali provenienti dall’Ue. 

 

(Paolo Nessi)

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