BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

INPS E GIORNI DI MALATTIA/ L’esperto: l’assenteismo non si combatte con i tagli lineari

Infophoto Infophoto

Perché sono un costo. La tendenza, negli ultimi anni, è stata quella di ridurli.

 

Quindi, potenziare i controlli implicherebbe un aumento della spesa pubblica. Conviene?

Indubbiamente. Risparmiare sui medici ha comportato piccoli risparmi nel breve periodo ma gravi perdite sul lungo. Aumentare i medici e, quindi, i controlli sortirebbe l’effetto contrario: un aumento di spesa nell’immediato, ma un ingente recupero di risorse sul lungo periodo, derivanti dall’eliminazione delle finte malattie.

 

In che termini la malattia “costa”?

Per i primi tre giorni la malattia viene coperta dall’azienda, salvo rari casi in cui la contrattazione collettiva non lo preveda. Dal quarto giorno in poi, lo stipendio viene pagato al dipendente dall’Inps. C’è poi il costo, per l’impresa, legato alla riduzione della produttività. Ovviamente, se il lavoratore è a casa malato in azienda è assente una risorsa.

 

Eppure, le risorse necessarie per pagare la malattia derivano dai contributi dei lavoratori stessi. La malattia, quindi, viene pagata con i loro soldi.

Certo, ma infatti stiamo parlando di finta malattia: il sistema si basa su un equilibrio che presuppone che non ci siano le finte assente. Possiamo dire che gli assenteisti ricevano una prestazione che viene pagata dai colleghi onesti.

 

A fronte di queste considerazioni, come valuta il taglio imposto dall’Inps?

Il taglio del 3% non mi pare corrispondere a un criterio di oggettività. Ricorda, al contrario, l’ormai classica logica dei tagli lineari: non si colpisce l’area di abuso, ma, in maniera indiscriminata, sia il falso malato che quello vero.

 

(Paolo Nessi)

© Riproduzione Riservata.