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INPS E GIORNI DI MALATTIA/ L’esperto: l’assenteismo non si combatte con i tagli lineari

L’Inps ha chiesto ai medici di tagliare il 3% dei permessi per malattia. In questo modo, spiega MAURIZIO DEL CONTE, si colpiranno indiscriminatamente gli assenteisti e i lavoratori onesti 

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In epoca di crisi, ammalarsi diventa un lusso che non ci si può più permettere. Non se lo può più permettere, anzitutto, l’Inps. Per questo, in una circolare inviata ai medici fiscali e legali, ha invitato al taglio del 3%, rispetto al 2012, dei giorni di malattia. L’obiettivo, ovviamente, consiste nel colpire l’assenteismo ed eliminare le spese inutili, sia per le imprese che per le casse dell’istituto. Non pare questo, tuttavia, il modo più sensato di procedere. Maurizio Del Conte, professore di Diritto del lavoro presso l’Università Bocconi ci spiega perché.

Anzitutto, l’assenteismo è realmente una piaga?

Lo è. Si tratta di un problema serio che va affrontato in maniera altrettanto seria. Nel nostro Paese, effettivamente, è molto diffuso. In particolare, in alcuni settori in cui il fenomeno è elevato non tanto per l’incidenza sulla salute prodotta da uno specifico tipo di lavoro, quanto per cause del tutto contingenti.

Cosa intende?

Per intenderci: in molte aziende che operano in territori rurali, le malattie registrano impennate nel periodo della semina e della raccolta perché il lavoratore, magari, si dà malato per andare a curare il campo di sua proprietà. Un altro settore in cui abbonda l’assenteismo è quello dei servizi alla persona perché, semplicemente, risulta molto difficile effettuare i controlli.

Come si risolve la situazione?

E’ necessario, anzitutto, responsabilizzare i medici di famiglia. E implementare un sistema di controllo che sia realmente efficace. Occorrono, quindi, Asl che si muovano tempestivamente quando l’azienda fa richiesta di malattia per il dipendente, senza dare per scontato che il certificato successivamente emesso sia valido. Si tratta di operazioni che richiedono una velocità che, attualmente, manca. Spesso, infatti, la finta malattia ricade al lunedì o al venerdì. E, se dura un giorno soltanto, è molto difficile per l’azienda richiedere in giornata la visita fiscale. E’ molto più facile ottenerla quando dura più di due giorni. Ma, a quel punto, è inutile, perché normalmente la malattia lunga corrisponde al vero.

Di solito, quando viene inviata la visita fiscale?

Capita spesso che venga inviata a campionatura e, comunque, solo quando è l’azienda a richiederla. In ogni caso, non sempre la visita arriva. Può succedere, infatti, che i medici scarseggino, che siano già impegnati su altri fronti, o che per particolari ragioni di organizzazione dell’ufficio quel giorno non siano disponibili.

Perché ci sono pochi medici?