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Lavoro

PENSIONI/ Esodati. Petriccioli (Cisl): ci sono 140 miliardi per fare una “rivoluzione culturale”

Gli esodati, spiega MAURIZIO PETRICCIOLI, vanno salvaguardati tutti, a prescindere dal contenimento degli oneri di spesa. E, in ogni caso, le risorse per tutelarli, ci sono

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Rispetto agli inizi, per lo meno, possiamo dire di non essere più in alto mare: non appena la riforma delle pensioni fu varata, ci si accorse che l’innalzamento repentino dei requisiti minimi avrebbe prodotto, in misura massiccia, il fenomeno dei cosiddetti esodati (categoria all’interno della quale, oltre agli esodati veri e propri, figurano anche i contributori volontari, i mobilitati e gli afferenti ai fondi di solidarietà). Ci vollero mesi prima che il governo ammettesse l’errore e la politica iniziasse a fornire soluzioni. Oggi, la questione è ben lungi dall’essere risolta ma, su una platea stimata in 390mila persone, a 130mila è stato consentito di accedere al trattamento previdenziale con le regole precedenti alla riforma della disciplina. L’operazione è stata varata con tre successivi provvedimenti, per applicare l’ultimo dei quali  stata creata, dal nuovo Parlamento, una commissione ad hoc. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Maurizio Petriccioli, segretario confederale della Cisl.

Come giudica la decisione del Parlamento di istituire una commissione d’urgenza per affrontare, tra le altre cose, la vicenda degli esodati?

Il decreto esaminato dalla commissione, di per sé, rappresenta un semplice atto d’indirizzo rispetto a quanto è già stato previsto. Non vi è alcuna notizia. Casomai, va rilevato come la vicenda degli esodati continui, a causa dell’impostazione assunta in quest’ultimo anno, a essere segnata esclusivamente da criteri quantitativi. Si tiene, cioè, conto di un solo parametro: il contenimento degli oneri di finanza pubblica. E’ assente una visione del welfare riformatrice e in grado di governare il problema.

Secondo lei, che impostazione dovrebbe essere assunta?

La politica deve iniziare a considerare che stiamo parlando di persone, ridotte nella condizioni di non avere reddito da pensione o da lavoro per causa sua; non è, quindi, lecito fissare la platea di interessati in funzione delle disponibilità finanziarie. A prescinde dai costi - che ovviamente vanno stimati - le istituzioni devono prendere atto del fatto che è stata creata un’emergenza sociale, e che va sanata a tutti i costi.  

Sta di fatto che le risorse scarseggiano...