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Con le agenzie private garantita sicurezza e impiegabilità nel tempo

Incentivare ciò che genera valore e, dunque, buona occupazione: ecco cosa occorre al nostro Paese. Ma come attuare questo criterio di sviluppo? Risponde STEFANO COLLI LANZI

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Incentivare ciò che genera valoree, dunque, buona occupazione: ecco cosa occorre al nostro Paese. Ma come attuare questo fondamentale criterio di sviluppo? Riducendo il peso fiscale sul lavoro, perseguendo politiche attive - che non solo aiutano a trovare un posto di lavoro, ma costruiscono da subito nuova impiegabilità - e migliorando, organicamente, il funzionamento del mercato del lavoro, senza inopportuni passi indietro dettati da un puro criterio d’urgenza. Certo, per compiere un tale percorso non basta enunciarlo, né deciderlo: occorre agire, e velocemente. Innanzitutto con adeguate politiche economiche che, se necessario, spostino temporaneamente altrove il peso del costo del lavoro, ma poi, altrettanto concretamente, avvalendosi della collaborazione di operatori competenti e in grado di mettersi al fianco di chi pianifica le politiche del lavoro per supportare, nei fatti, persone e imprese in un tragitto che non si presenta affatto semplice, ma che risulta, oggi, quanto mai decisivo: quello di incrementare la capacità di ognuno di generare valore aggiunto attraverso il proprio lavoro.

In particolare, appare oggi assolutamente opportuno dare maggiore flessibilità al Sistema senza che, per questo, si ritorni a un mercato del lavoro duale e precarizzante, abolendo i vincoli che, opportunamente, la Riforma Fornero ha introdotto nell’uso di contratti a progetto, partite Iva e associazione in partecipazione. Come sosteniamo da tempo, siamo però anche convinti che si tratti di una Riforma incompiuta: capace, cioè, di limitare gli aspetti negativi, ma non di incentivare nuovi, positivi, percorsi.

Siamo, oggi, certamente in sintonia con il mondo delle imprese, che chiede una maggiore flessibilità in entrata e, da questo punto di vista, riteniamo che una semplificazione/liberalizzazione del lavoro a termine - purché non si traduca in un attentato alla sicurezza dei lavoratori - costituisca un’assoluta priorità L’appunto che, però, muoviamo a chi ora promuove questi stimoli è la focalizzazione prioritaria, quando non esclusiva, sui contratti a termine direttamente stipulati tra azienda e lavoratore; in particolare, la riduzione del tempo che deve trascorrere tra un contratto e l’altro sembra essere diventata una bandiera da sventolare, con il rischio che si finisca col far concepire lo strumento come reiterabile tout court.

A nostro avviso, invece, il contratto a tempo determinato è un ottimo strumento per gestire periodi di prova lunghi e normalmente finalizzati alla successiva stabilizzazione, per la sostituzione di personale in caso di assenze importanti, per lavori stagionali e progetti aziendali piuttosto lunghi. Quando, invece, si tratta di opportunità professionali per periodi brevi, frequentemente reiterati e prorogati, se gestiti direttamente dalle aziende esse tenderanno inevitabilmente a lasciare le persone sole e in balìa di una maggiore incertezza. È proprio a questo livello, invece, che quella stessa semplificazione/liberalizzazione del lavoro a termine dovrebbe focalizzarsi sulla somministrazione, che trova il suo senso compiuto esattamente nel combinare flessibilità per le aziende con una possibilità di sostegno al lavoratore.