BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI/ Petriccioli (Cisl): da Fornero a Letta, dopo gli esodati ci vuole una “nuova” flessibilità

Infophoto Infophoto

La Cisl ha una proposta alternativa: invece che riaprire la discussione infinita sui lavori usuranti, in cui ciascuna categoria porterebbe acqua al proprio mulino producendo l’ennesimo stallo, pensiamo che, partendo dalle azioni e dai rinnovi contrattuali, possano essere i sindacati e i datori di lavoro a istituire dei fondi speciali, categoria per categoria, che incentivino e promuovano l’entrata anticipata in pensione. Tali fondi contrattuali permetterebbero alle categorie che fanno lavori più usuranti e pericolosi di completare le norme pubbliche. Lo Stato, dal canto suo, dovrebbe semplicemente offrire una leva fiscale vantaggiosa, per rendere possibile, per le imprese, effettuare questi accantonamenti. Un sistema del genere consentirebbe alle aziende, ai sindacati e ai lavoratori di tornare protagonisti della capacità di fare welfare e previdenza alternativi.  

 

Eppure, oggi, è sempre più improbabile svolgere per tutta la vita lo stesso lavoro. La proposta della Cisl è applicabile anche alla discontinuità che caratterizza il mercato?

Effettivamente, un lavoratore, nell’arco della propria esistenza, può cambiare più volte impiego. Il sistema di cui parlo è applicabile se viene esteso a tutti i settori e se in ciascun settore la contrattazione si farà carico di implementare forme di accantonamento proporzionali all’usura effettiva prodotta da quel determinato lavoro. Ovviamente, non sempre sarà necessario prevedere misure del genere. Va da sé, infatti, che non tutti i lavori sono usuranti.

 

Tutte le misure di cui ha parlato hanno un costo...

Con il sistema contributivo, il lavoratore che decide di andare prima in pensione riceve un assegno ridotto. Le casse previdenziali non dovrebbero fare particolari sforzi. Si obietta che, con la flessibilità, la stragrande maggioranza dei lavoratori accederebbe al regime anticipatamente. Ma questo non è vero, e lo dimostrano i fatti: la riforma Maroni, infatti, prevedeva anch’essa forme di flessibilità in uscita. Potendo scegliere, la maggioranza dei lavoratori ha deciso di restare fino alla fine. Non dimentichiamo, poi, che la riforma Fornero ha determinato un risparmio di 140 miliardi di euro in dieci anni da cui sarebbe lecito attingere per sanare le iniquità che essa stessa ha prodotto. 

 

(Paolo Nessi)

© Riproduzione Riservata.