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Lavoro

IL CASO/ Meno legge, più contratto: un nuovo “Stato” nasce nelle imprese

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La contrattazione di secondo livello in azienda può essere il luogo della costruzione sussidiaria di mutualità, secondo quanto stabilito appunto il 28 giugno 2011 e quanto rilanciato anche a fine novembre 2012 dall’accordo sulla produttività; è la soluzione più utile in momenti difficili come quelli attuali. Ma se si parla di crescita, chi sono soggetti per la crescita? Non possono che essere imprese e lavoratori, che possono crescere insieme migliorando la loro organizzazione del lavoro, dei turni e degli orari, delle professionalità e della flessibilità.

Non a caso, circa 10 giorni fa, Raffaele Bonanni - a cui è molto chiaro il concetto - ha detto testuali parole: “Vorremmo che non si toccasse più la disciplina del lavoro; se si dovesse rivedere qualcosa, lo faranno i sindacati con gli imprenditori”. Tutti sanno quanto velocemente il buon Raffaele sia stato smentito da Letta e Giovannini, anche se le intenzioni del Governo sono ancora da decifrare nel merito.

Meno legge, più contratto: questa è la filosofia del Welfare Sussidiario, detto anche Secondo Welfare o Welfare Contrattuale, di cui Marco Biagi è stato il grande ispiratore (si rilegga a tal proposito il Libro Bianco del 2001). Il tema è molto attuale, coinvolge l’economia tout court per il pesante carico burocratico/amministrativo che grava sulle imprese italiane: lo Stato che indietreggia è uno Stato che lascia più libere le imprese.

Cosa si intende, tuttavia, per Welfare contrattuale? Va chiarito che tale definizione, suggerita dalle stesse Parti Sociali, individua la normativa convenuta nei contratti collettivi che mira a integrare, a favore di lavoratori e lavoratrici del settore, lo stato sociale del Paese, ovvero quelle prestazioni previdenziali e assistenziali necessarie al vivere comune e che si vedono connesse alla prestazione di lavoro talvolta solo indirettamente. Al fine di sviluppare tali tipologie di tutele, proprio le Parti Sociali hanno costituito, sulla base di specifiche intese e/o accordi sindacali, appositi fondi o enti che rispondono proprio a questa finalità.

Tra gli strumenti di Welfare Contrattuale sviluppatisi negli ultimi anni non possiamo non ricordare, a titolo esemplificativo, le esperienze di previdenza complementare, ovvero i fondi appositamente istituiti di assistenza sanitaria integrativa, gli enti bilaterali o, ancora, i fondi paritetici istituiti per incentivare la formazione continua. L’esigenza di sviluppare e valorizzare tali strumenti si impone, come già rammentato, per superare il modello assistenzialista, ritenuto non più capace di rispondere adeguatamente alle esigenze dell’individuo e delle famiglie, non solo alla luce degli importanti mutamenti sul piano demografico, ma altresì delle ricadute che tale piano esplica a livello economico e sociale. Con ciò necessitando un ripensamento delle forme di protezione tradizionali, a favore di forme privatistiche o para-privatistiche che possano risultare più efficaci.

Si pensi, a titolo esemplificativo, al ruolo rilevante che, in particolare nell’ultimo anno, hanno rivestito i fondi sanitari, sempre maggiormente utilizzati dai lavoratori per rispondere a spese sanitarie non direttamente coperte dal sistema tradizionale, ovvero all’utilizzo crescente dei fondi paritetici per la formazione continua, che lo stesso legislatore oggi individua quali strumenti di copertura dei costi economici non solo per le azioni di formazione dei lavoratori qualificati, in origine destinatari diretti delle risorse gestite dai fondi, ma altresì per le attività formative avviate dalle imprese per gli apprendisti.