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Lavoro

RIFORMA PENSIONI LETTA/ Proia (Roma 3): la flessibilità non è “gratis” per lo Stato. Chi la pagherà?

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La pensione è agganciata ai contributi, ma non ne è il frutto esclusivo. Ogni assegno gode di un incremento strutturale, derivante dalla moltiplicazione dei montanti per i coefficienti di trasformazione che variano in funzione dell'età del lavoratore. Ovvero, parte della pensione è sostenuta dalla contribuzione generale. I meccanismi di solidarietà fiscale e gli oneri pubblici non vengono eliminati.

 

Quindi?

Se si introducono nel sistema di pensionamento ulteriori incentivi e disincentivi, si incide in maniera significativa sull’apporto derivante dalle casse dello Stato. Si rischia, da un lato, di rendere il sistema altamente oneroso per la finanza pubblica e, dall’altro, di appesantire il contribuente, a livello tributario, in maniera eccessiva.

 

Lei cosa suggerisce?

Affinché il sistema resti sostenibile, occorrerà capire dettagliatamente e con precisione dove prendere le risorse. Dubito che si potrà disporre del risparmio previsto dalla riforma delle pensioni. Sono già state iscritte a bilancio, e impiegate per rispondere ai vincoli europei. Come è noto, la coperta è corta e l’intenzione è quella di usare i pochi soldi disponibili per finanziare gli ammortizzatori sociali. 

 

(Paolo Nessi)

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