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STAFFETTA GENERAZIONALE/ La vera "corsa" che serve ai giovani porta in Germania

Il Governo Letta è pronto a presentare un Piano per l’occupazione giovanile che punta molto sulla cosiddetta staffetta generazionale. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

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Nel nostro Paese, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è, secondo le ultime rilevazioni, intorno al 38% ed è cresciuto di quasi 4 punti rispetto allo scorso anno. L’Italia è, infatti, il Paese europeo che, dopo la Spagna, presenta il più alto tasso di disoccupazione giovanile. In questo quadro il Governo Letta, tornato dalla due giorni di ritiro presso l’Abbazia di Spineto, lancia l’idea di un “Piano per l’occupazione giovanile” che faciliti e stimoli la creazione di oltre 100 mila posti di lavoro per i giovani italiani. In particolare, si scommette con forza, come ha ribadito il neo ministro Enrico Giovannini di fronte alla Commissione Lavoro del Senato, sull’idea della cosiddetta “staffetta generazionale”.

Questa misura, già attivata in maniera sperimentale in Regione Lombardia, si propone, in particolare, di coniugare l’accompagnamento alla pensione dei lavoratori anziani con l’ingresso di giovani in azienda. Si prevede, in sintesi, che l’impresa possa proporre ai lavoratori prossimi alla pensione l’adesione volontaria a un percorso di accompagnamento, finalizzato alla fuoriuscita dal mercato del lavoro, che presuppone la conversione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, potendo usufruire, tuttavia, della copertura, a valere su risorse pubbliche, del differenziale contributivo che si determina, ovviamente, a causa della riduzione del monte ore lavorato. L’azienda, contestualmente, si impegna, in questo caso, ad assumere un giovane in apprendistato o con un contratto a tempo indeterminato, garantendogli, in entrambe le opzioni, un’attività formativa adeguata all’inserimento nell’impresa.

Gli oneri di tale operazione, secondo i critici, sarebbero, tuttavia, particolarmente elevati e, come dimostrerebbero anche le diverse sperimentazioni realizzatesi, con varie formulazioni, a partire dal 1991, i risultati ottenuti non sono stati sempre particolarmente confortanti. Alcune prime stime ipotizzano, infatti, un costo complessivo per la collettività pari a circa 500 milioni di euro a fronte di (solamente) 50 mila assunzioni part-time.