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IL CASO/ Se basta un “vigile” a far funzionare il lavoro

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La ricerca della consapevolezza del proprio atteggiamento di leadership dovrebbe realizzarsi attraverso l’ascolto dei segnali di varia natura, anche impliciti, provenienti dai propri collaboratori, che sono utili momenti di verifica dei propri comportamenti. Senza applicare metodi di valutazione formali, è necessario entrare poi in relazione con loro e osservare la realtà organizzativa dal loro punto di vista, proprio perché il principio primo della consapevolezza è la conoscenza; solo così si può evitare di sbagliare.

Si potranno, allora, contemperare i propri atteggiamenti con quelli delle persone con le quali si lavora, arrivando a esercitare una leadership più sensibile e compatibile con il sistema di riferimento. Il leader deve essere soprattutto una “persona responsabile”, che si rispetta e rispetta gli altri, che sa contemperare le sue esigenze, quelle aziendali e quelle dei suoi collaboratori: un po’ comandante, un po’ “coach”, un po’ “counselor”, nel senso di consigliere sempre pronto ad aiutare le persone bisognose di comprensione, un po’ “mentore”, nel senso di essere il punto di riferimento nelle situazioni importanti come l’educatore di Telemaco, il figlio di Ulisse, e, infine, un po’ “visionario”, nel senso di avere una chiara “vision” futura dell’organizzazione verso la quale condurre la sua squadra con determinazione e umanità.

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