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Lavoro

CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO/ Bobba (Pd): causalone e rinnovo, ecco cosa cambiare nella riforma Fornero

Elsa ForneroElsa Fornero

Innanzitutto vanno ridotti gli intervalli di tempo obbligatori tra un contratto a tempo determinato e l’altro. La legge Fornero ha portato da 10 a 60 giorni l’intervallo tra un contratto e l’altro la cui durata sia inferiore ai sei mesi e da 20 a 90 giorni per contratti superiori ai sei mesi. Ritengo che la legge possa limitarsi all’indicazione di un tempo minimo, come 10 giorni, lasciando poi interamente alle parti sociali e ai contratti collettivi il fatto di disciplinare questa materia. Le tipologie di contratti, a seconda dei settori in cui sono inserite, cambiano grandemente. Fatto salvo un minimo essenziale, questa materia più che cristallizzata nella legge va affidata al confronto tra datori di lavoro e sindacati.

 

Vanno ampliate le ragioni per cui si può ricorrere ai contratti a tempo determinato?

La riforma Fornero ha introdotto il cosiddetto “causalone” per il ricorso ai contratti di tipo flessibile. Ritengo condivisibile l’intento, manifestato dal governo Letta, di alleggerire le ragioni che motivano l’assunzione di un lavoratore ricorrendo a un contratto flessibile. Occorre tenere conto maggiormente delle molte difficoltà a cui oggi vanno incontro le imprese.

 

Lei ritiene che si debba intervenire anche per quanto riguarda l’apprendistato?

Sì, e l’obiettivo deve essere quello di fare diventare effettivamente l’apprendistato la via maestra per l’inserimento al lavoro. Questo era già lo spirito della legge Fornero, occorre però che le modalità e gli strumenti operativi affinché questo avvenga siano il più possibile rapidi e semplici.

 

Si può fare qualcosa anche per le partite Iva?

E’ un punto importante sul quale in fase di discussione della legge il Partito Democratico aveva già messo l’accento. L’aumento dei contributi al 33% per i titolari di partita Iva, specialmente per quelli che hanno fatturati molto limitati, presenta alcuni problemi. Si sposta infatti un onere insostenibile sulle spalle dei giovani che, magari per ragioni di necessità, scelgono di aprire un’attività imprenditoriale. Occorre tenere conto anche di questo, se vogliamo che ci sia una capacità e anche una possibilità non gravosa per i giovani di avviare un’attività professionale o imprenditoriale.

 

(Pietro Vernizzi)

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