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RIFORMA LAVORO/ Cazzola: contratti a termine, ecco cosa può cambiare Giovannini

Enrico Giovannini (Infophoto) Enrico Giovannini (Infophoto)

La nuova normativa sui rapporti di lavoro flessibili ha notevolmente appesantito i vincoli su tali rapporti al punto da rendere problematica l’assunzione. In linea generale, non si è tenuto conto del fatto che modificare l’intera normativa, per le imprese, risulta particolarmente controproducente perché devono avere il tempo per adeguarsi alle nuove regole e per conoscerle. Come se non bastasse, in questo caso si è moltiplicata la quantità di norme ed è stato emanato un pacchetto ricco di sanzioni. Sgarrare, per l’azienda, significa trovarsi in casa degli occupati a tempo indeterminato. L’appesantimento in entrata, infine, è stato del tutto sproporzionato rispetto al piccolo passo in avanti fatto rispetto alla flessibilità in uscita.

 

Enrico Letta ha detto che intende rafforzare l’apprendistato. In che termini dovrà essere modificato per produrre benefici?

 Anzitutto, occorre centralizzare le regole. Lasciare l’apprendistato alla discrezionalità della legislazione regionale significa avere regole diverse in ogni Regione o Regioni in cui le regole non esistono affatto perché non sono in grado di darsele. Inoltre, vi sono dei vincoli che vanno rimossi, come quello che impone la stabilizzazione della metà degli apprendisti per assumerne di nuovi: un provvedimento che fa cadere dalla padella nella brace, e allontana dall’obiettivo.

 

Letta ha parlato anche della riduzione delle restrizioni dei contrati a termine.

 Il periodo che deve intercorre tra la scadenza di un contratto a termine e la stipula di un altro è francamente assurdo,  e va notevolmente ridotto se non, addirittura, rimosso. Inoltre, occorre allungare il limite di 12 mesi entro cui non è necessario indicare una causale per i contratti a termine.

 

Quali altri provvedimenti dovrebbe prendere in considerazione il ministro?

 Il ministro del Lavoro, dopo aver concordato un quadro di obiettivi con le Parti sociali e i consulenti del lavoro, dovrebbe incaricarli di sottoscrivere un avviso comune in cui avanzare delle proposte concrete.

 

(Paolo Nessi)

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