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RIFORMA PENSIONI LETTA/ Proietti (Uil): oltre agli esodati, il governo non si dimentichi della rivalutazione

Secondo DOMENICO PROIETTI, la riforma delle pensioni della Fornero è stata invasiva e penalizzante al punto da rendere le correzioni non solo lecite ma necessarie

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Chi sperava, ai tempi della Fornero, che ci avrebbe pensato il governo successivo a porre rimedio alle imprecisioni e alle ingiustizie della sua riforma previdenziale, forse sarà accontentato. Enrico Letta sembra realmente intenzionato a modificarla. Senza stravolgerla, ovviamente. Ma correggendone alcuni connotati inaccettabili, quali l’assoluta rigidità che impone, indiscriminatamente, di lavorare fino a 70 anni. Domenico Proietti, segretario confederale della Uil con delega alle Politiche fiscali e previdenziali, ci spiega in cosa dovrebbe consistere la controfirma.  

Crede che sia legittimo metter nuovamente mano al sistema pensionistico?

In linea generale, i sistemi previdenziali, per funzionare bene, dovrebbero godere di certezza normativa e stabilità nel tempo. L’opposto di quello che è accaduto in questi anni, dove si è continuato a procedere con un nuovo intervento ogni sei mesi. Il che ha prodotto effetti opposti agli obiettivi. Penso, ad esempio, a quello della permanenza al lavoro: molte persone, avendo maturato i requisiti per andare in pensione, ma potendo continuare a lavorare, hanno preferito non rischiare, nell’ipotesi che da lì a sei mesi cambiasse nuovamente la disciplina e si inasprissero radicalmente i requisiti. E sono andate in pensione. Detto ciò, le misure della Fornero sono state talmente invasive che le correzioni non sono solamente lecite, ma necessarie per ripristinare un equilibrio che si è gravemente spezzato.

Letta ha parlato dell’introduzione di un criterio di flessibilità.

Siamo tutti d’accordo. Occorre ristabilire quel meccanismo inizialmente previsto dalla riforma Dini che consentiva di scegliere quando andare in pensione entro un range compreso tra i 62-63 anni e i 68 sulla base di disincentivi e incentivi.

Perché l’ipotesi è stata accantonata?

Anzitutto, la riforma Fornero è stata realizzata esclusivamente allo scopo di fare cassa e non per migliorare il sistema, anche dal punto di vista della sostenibilità economica. Le burocrazie e la ragioneria generale dello Stato, inoltre, si sono impuntate sull'ipotesi che troppe persone avrebbero sfruttato l’occasione per andare in pensione il prima possibile. E che questo non sarebbe stato tollerabile per i conti dell’Inps.

Effettivamente, l’introduzione della flessibilità non sarebbe a costo zero...