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RIFORMA FORNERO/ Colli-Lanzi (Gi Group): tre modifiche possono aiutare il lavoro

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A parte il rispetto della normativa e le tutele che la somministrazione offre, è fondamentale che la persona che si trova in questa reiterazione di contratti sia affiancata da un soggetto terzo che garantisca alla persona l’employability e la continuità professionale che l’azienda finale non può garantire. In questo senso la somministrazione è migliore del contratto a termine diretto, proprio perché il soggetto terzo aggiunge valore, ovvero possibilità di stabilizzazione della persona che l’azienda direttamente non è in grado di garantire.

 

Qual è il terzo aspetto a cui alludeva e su cui interverrebbe?

Alludevo al tema delle politiche attive. Più che modificare la normativa si tratta però di applicarla. La riforma Fornero prevedeva un capitolo sulle politiche attive, ma non ha definito nulla: si tratta di una grandissima priorità nel breve termine, possono essere un’azione che in questo momento tiene insieme le esigenze drammatiche immediate (la disoccupazione che cresce) e la possibilità di costruire qualcosa di buono nel medio-lungo termine. Quindi non più sussidi e politiche passive, ma un’azione efficace e tempestiva tesa ad accelerare i tempi di ricollocazione delle persone che sono a spasso evitando che ci sia spreco di posti di lavoro che oggi c’è, che sono sempre un peccato ma che, in tempi come questi, sono un peccato mortale.

 

È auspicabile l’intervento del legislatore o meglio lasciare spazio alle Parti sociali?

Si tratta di questioni decisive. Se ci sono condizioni per fare passi avanti sul lato normativo bene, altrimenti è meglio che si lasci spazio alla contrattazione e alle Parti sociali. Al di là di questo, la vera priorità del lavoro non è cambiare la legge Fornero, ma un’altra.

 

Quale?

Bisogna ridurre il cuneo fiscale. L’Italia ha poche risorse da investire e deve fare scelte mirate: l’eliminazione dell’Imu è una manovra populistica scandalosa, sono cose che fanno del male al nostro Paese, ci fanno perdere tempo e non affrontano le questioni serie. Riducendo il cuneo fiscale si lasciano più soldi in tasca alle persone e nel contempo si creano le condizioni per una maggiore produttività e per una maggiore competitività delle nostre imprese. E questo in particolare può avvenire sul segmento dei giovani, incentivando le loro assunzioni e l’utilizzo dell’apprendistato che, essendo un contratto non facile perché prevede l’impegno delle imprese a formare le persone, va reso ancora più conveniente.

 

Sia il legislatore con la legge 24/2012 che la contrattazione stessa (vedasi rinnovo CCNL Metalmeccanico Industria, ad esempio) sembrano indicare la somministrazione come buono strumento di politica attiva semplificandone l’utilizzo, in determinate circostanze, rendendolaacausale. Non è il momento di renderla totalmente priva di causalità?