BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA FORNERO/ Colli-Lanzi (Gi Group): tre modifiche possono aiutare il lavoro

Infophoto Infophoto

L’acausalità è una cosa molto positiva. Io sarei per l’acausalità totale sulla somministrazione. La causalità è solo un modo per dare da lavorare ad avvocati e giudici senza creare valore e tutele vere. Quindi oggi sarebbe un grandissimo passo a costo zero, aumenterebbe la produttività. L’altra cosa che andrebbe fatta sulla somministrazione è togliere l’extra 1,4% dell’Aspi che è caduto sul lavoro a termine, ma in particolare sulle agenzie: il lavoro a termine ha bisogno di essere incentivato in quanto strumento centrale nel nostro ordinamento; nel caso della somministrazione non dimentichiamo che c’è già il 4% del Formatemp, quindi c’è già una previsione di welfare interno in grado di garantire alla persona una continuità e anche un sostegno al reddito. Si tratta quindi, in entrambi i casi, di scelte fatte da chi conosce poco il sistema delle agenzie.

 

Da più parti si rimprovera alla riforma Fornero di essere figlia di un certo centralismo regolatorio, frutto della sfiducia nei corpi intermedi e nel territorio, e di essere - su questo terreno - in controtendenza rispetto alla riforma Biagi che invece delegava pienamente le Parti sociali in modo sussidiario nella regolazione concreta del mercato del lavoro. Lei cosa ne pensa visto che ha scritto dell’importanza del decentramento della contrattazione?

Io sono molto favorevole alle politiche decentrate se però ci sono un ordinamento e un’ossatura chiara da un punto di vista centrale. L’esperienza passata dell’apprendistato dove ogni regione definiva con le province le regole di applicazione dell’apprendistato è stata assolutamente fallimentare. Oggi ci sono le condizioni per avere una normativa e una presa di posizione centrale chiara su cui poi le varie amministrazioni e territorialità possono stabilire delle eccezioni e delle particolarità. La stessa cosa va fatta sulle politiche attive dove le condizioni di regioni e province che si muovono senza un’ossatura sono le medesime. Abbiamo bisogno di un disegno organico e lineare, la cui mancanza rende il nostro mercato sempre meno attraente per gli investitori esteri: per un imprenditore non c’è niente di peggio che investire in un paese dove le regole non sono chiare.

 

Nonostante il settimo trimestre consecutivo in calo, nelle sue ultime previsioni economiche 2013-14, l’Istat segnala un Pil in crescita dello 0,7% nel 2014, con un contemporaneo aumento della disoccupazione al 12,3%. Come mai se si torna a crescere aumenta la disoccupazione? Secondo lei, lo scenario prospettato è plausibile o andrà diversamente?

Nel medio termine sicuramente le due cose tenderanno a coincidere, ci sarà ripresa e crescita dell’occupazione. Il problema è che noi oggi abbiamo tanto lavoro improduttivo, nelle aziende che sono decotte e hanno in carico persone sostenute con ammortizzatori ancora passivi; nel pubblico impiego poi non ne parliamo… per cui, oggi potremmo tranquillamente aumentare la disoccupazione favorendo la crescita. Se l’economia riparte, l’effetto dell’aumento della disoccupazione può essere meno drammatico. Ma ci sarà una fase in cui la disoccupazione continuerà ad aumentare e la crescita comincerà a partire per l’effetto inerziale dei posti improduttivi che oggi sono considerati occupati, ma poi dovranno uscire. Se poi l’economia ripartirà in modo decisivo, sicuramente riassorbirà occupazione.

 

(Giuseppe Sabella)

© Riproduzione Riservata.