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RIFORMA PENSIONI GIOVANNINI/ Treu: la flessibilità è sostenibile, basta far bene i conti

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A dire il vero, da qui alla fine dell’anno prossimo, salvo eccezioni e casi anomali, non si prevede che alcun esodato resti a piedi. Anche dopo la fine 2014, presumibilmente saranno pochi. Dobbiamo distinguere, infatti, tra quelli che sono andati in pensione prima del 31 dicembre 2012 e che sono rimasti senza reddito da pensione e da lavoro perché sono state cambiate loro le regole in corsa, e quelli che, successivamente a quella data, sono rimasti senza lavoro. I primi sono stati derogati, perché avevano ricevuto delle garanzie che la nuova normativa rischiava di invalidare. I secondi, invece, sono a tutti gli effetti disoccupati. Sarà, quindi, necessario per costoro implementare misure di ammortizzazione sociale più efficaci.

 

Cosa ne pensa, invece, della staffetta generazionale?

Anzitutto, dobbiamo considerare che la staffetta non crea occupazione, ma la ridistribuisce. Si tratta di uno strumento di solidarietà intergenerazionale. Detto questo, può risultare molto utile. Un anziano, infatti, può avere piacere di ridurre gradualmente il suo impegno lavorativo, invece che essere obbligato a restare full time. L’azienda, dal canto suo, avrà costi minori, è sarà facilita nell’assunzione di giovani. Come gli esperimenti passati hanno dimostrato, sarà opportuno evitare troppi vincoli: non si può imporre, per esempio, in maniera fiscale, l’assunzione di un giovane per ogni lavoratore anziano che si riduce lo stipendio, né di compiere le due operazioni sempre e soltanto contemporaneamente.

 

Non crede che la staffetta risulterà troppo onerosa? Posto che il lavoratore anziano accetti il part-time e, quindi, metà retribuzione, bisognerà pur sempre pagargli interamente in contributi.

Non è detto. Molto dipende dal tipo di carriera che il lavoratore ha avuto o da quanto si possa permettere di rinunciare a parte della sua pensione. In certi casi, poi, una quota dei contributi mancanti potrà essere versata dallo Stato, un’altra dall’azienda e un’altra ancora, eventualmente, potrà essere integrata dal lavoratore stesso. A conti fatti, ciascun pensionando potrà decidere se gli converrà o meno. 

 

(Paolo Nessi)

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