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RIFORMA PENSIONI GIOVANNINI/ Treu: la flessibilità è sostenibile, basta far bene i conti

Secondo TIZIANO TREU, sia la flessibilità che la staffetta generazione non solo sono misure verosimilmente applicabili, ma anche in grado di sortire effetti benefici

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La riforma delle pensioni targata Elsa Fornero sarà, a sua volta, riformata. Non si tratterà di modifiche sconvolgenti, ma quanto basta per sanare alcuni errori clamorosi e porre rimedio a certe iniquità. Tanto per cominciare, si potrà accedere al regime previdenziale, se le ipotesi di Letta e Giovannini andranno in porto, entro un range stabilito. Andare prima comporterà delle penalizzazioni sull’assegno, dopo dei vantaggi. Questo eviterà l’obbligo indiscriminato per tutti di non poter lasciare il lavoro prima dei 66 anni (la riforma, tuttavia, prevede, una volta andata a regime, che con il passare degli anni la soglia di accesso venga elevata sulla base dell’aumento delle aspettative di vita media). Altra ipotesi allo studio è quella della staffetta generazionale: il lavoratore anziano accetta un part time e, in cambio, l’azienda assume un giovane. Tiziano Treu, ex ministro del lavoro, ci spiega se queste opzioni siano effettivamente percorribili.

Anzitutto, lei è favorevole al mettere mano alla disciplina?

In linea di massima, non è lecito, ogni volta che cambia un governo, disfare la riforma precedente. In questo caso, tuttavia, si parla di modifiche ragionevoli. Se si preserva la tendenza all’innalzamento dell’età pensionabile, ma, contestualmente, si concedono forme di flessibilità non dovrebbero esserci problemi. D’altro canto, l’eccessivo scalone prodotto dalla riforma Fornero non è neppure in linea con le indicazioni europee.

All’epoca, fu la Ragioneria generale dello Stato a opporsi alla flessibilità, ritenendo che il sistema nel suo complesso non sarebbe stato finanziariamente sostenibile.

A dire il vero, è sufficiente fare i calcoli attuariali come si deve. Non dimentichiamo che la riforma ha prodotto una risparmio enorme. La flessibilità, al limite, lo ridurrà. Ciò non significa che lo estinguerà. Vuol dire che il sistema è sostenibile. Oltretutto, con le norme europee più recenti, non è più necessario prevedere la copertura specifica di ogni singolo provvedimento, ma è sufficiente una valutazione generale dell’equilibrio di bilancio. Si tratta di un processo egualmente valido dal punto di vista economico, ma meno ottusamente vincolante. Da questo punto di vista, quindi, anche la Ragioneria dovrebbe fare meno storie.

Cosa suggerisce, invece, per sanare la questione degli esodati?