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RIFORMA PENSIONI/ Damiano (Pd): 62 anni e una penalizzazione dell'8%. Vi spiego la mia flessibilità

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Non dobbiamo dimenticare, anzitutto, che con la riforma Fornero il costo della crisi è stato fatto pagare ai pensionati. Si risparmieranno, fino al 2020, 22 miliardi di euro e dal 2020 al 2060 se ne risparmieranno altri 350. Evidentemente, se questo enorme risparmio sarà eroso, occorrerà individuare delle coperture finanziarie. Questo si potrà e si dovrà fare attraverso le pieghe del bilancio. Indubbiamente, il meccanismo di flessibilità suddetto attenuerà l’erosione, mentre altre risorse si potranno recuperare da quei famosi 8 miliardi che l’uscita dalla procedura d’infrazione del tetto del 3% del rapporto deficit/Pil ci dovrebbe garantire. Tuttavia, tutto ciò è ben diverso dall’affermare che il sistema non sia in equilibrio. E, infatti, il presidente dell’Inps, in più occasioni, ha affermato che lo è. Mastrapasqua ha, inoltre, fatto presente che le riforme Damiano e Sacconi hanno portato l’età media di fuoriuscita dal lavoro a 61 anni e 3 mesi, in media con l’Europa.

 

Quindi?

Il nostro sistema è perfettamente allineato a quello degli altri paesi europei. La Fornero ha spostato in avanti il limite al punto tale da farci risultare i primi. Un record a cui si può rinunciare volentieri. Non dimentichiamo, infine, che chi viene lasciato senza pensione rappresenta pur sempre un costo che lo Stato dovrà accollarsi in termini di sussidi di disoccupazione. Anche da questo punto di vista, è molto più  ragionevole introdurre un criterio di flessibilità.

 

(Paolo Nessi)

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