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Spazio alle politiche attive per generare sviluppo e garantire la flessibilità

Enrico Giovannini (Infophoto) Enrico Giovannini (Infophoto)

La terza priorità è quella di perseguire, organicamente, un migliore funzionamento del mercato del lavoro, basato, appunto, sulla capacità di mettere tutti i soggetti implicati nelle condizioni di generare valore attraverso le proprie specifiche attività. Da questo punto di vista, considerato che si parla oggi sempre più frequentemente di correggere la Riforma Fornero e di rimuovere alcuni vincoli ai contratti di lavoro, è assolutamente necessario evitare di compiere passi indietro, individuando molto attentamente su quali vincoli agire.

Se infatti la strada che si intende intraprendere è quella di rimuovere ulteriormente i vincoli alla flessibilità in uscita del contratto a tempo indeterminato - proprio per ridare centralità al medesimo - e se si tratta di rendere più facile l’utilizzo di strumenti come la somministrazione, cha sa coniugare la flessibilità per l’azienda con la sicurezza dei lavoratori magari abolendo le causali e facendo transitare su di essa tutte le esigenze di lavoro inferiori ai tre mesi, allora saremmo assolutamente d’accordo, e l’Unione europea con noi. Se, al contrario, le urgenze della crisi spingessero alla rimozione di quei vincoli che hanno, giustamente, limitato l’uso improprio di forme di flessibilità quali il lavoro a progetto o le partite iva, che lasciano i lavoratori senza alcuna tutela, o se - ancora -rimuovere i vincoli significasse permettere ai contratti a termine di essere prorogati all’infinito, lasciando così le persone in balìa della precarietà, senza poter tra l’altro giovarsi di alcuna assistenza esterna come invece avviene con la somministrazione attraverso le Agenzie, in questo caso noi saremmo in totale disaccordo. Utilizzando in tal modo, quale giustificazione di queste scelte, il criterio dell’urgenza, si correrebbe il serio rischio di ridurre sempre più persone in condizione di grave precarietà e di orientare le aziende a comportamenti più opportunistici che di reale responsabilizzazione.

Generare valore per tutti attraverso un’immediata riduzione del costo del lavoro, un efficace sviluppo delle politiche attive ed un più organico funzionamento del mercato del lavoro, che favorisca la flessibilità per le aziende ma senza indebolire la sicurezza per le persone: ecco la strada che occorre davvero al Paese, alle aziende, alla nostra gente. Contiamo di poterla percorrere presto insieme.

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