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NAPOLITANO E UE/ Il salvataggio del lavoro che fa a meno delle leggi

Le parole pronunciate ieri da Giorgio Napolitano sono arrivate il giorno dopo le Raccomandazione dell'Ue che riguardano anche il mercato del lavoro. Il commento di GIUSEPPE SABELLA

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Nell'intervista concessa ieri al Tg5, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto che "dobbiamo essere una Repubblica all'altezza dell'articolo 1 della Costituzione". Ha poi precisato che "quel primo articolo ebbe grande significato, si discusse moltissimo in Assemblea costituente e si scelse questa dizione anziché è una Repubblica dei lavoratori. Fondata sul lavoro è qualcosa di più, c'è un principio regolatore cui si devono uniformare tutti gli attori sociali e le rappresentanze politiche". Non sembra per niente casuale questo richiamo del Presidente della Repubblica, proprio il giorno dopo la chiusura della procedura per deficit pubblico eccessivo a carico dell'Italia, aperta nel 2009, dopo che i conti pubblici avevano sforato il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil fissato dai parametri di Maastricht; e, soprattutto, dopo le "Raccomandazioni" della Commissione europea all'Italia, riguardanti anche il mercato del lavoro.

Il deficit italiano, secondo le previsioni macro-economiche, resterà sotto la soglia del 3% per quest'anno e il prossimo. L'Italia resta comunque sorvegliata speciale e l'esecutivo Ue raccomanda al governo di andare avanti sulla strada delle riforme strutturali. Soffermandoci un istante sul leit motiv che noi avremmo "il secondo debito pubblico più alto d'Europa dopo quello della Grecia" (in rapporto al Pil), questo è ciò che ha precluso sinora la possibilità di ottenere spazi di manovra fiscale per rilanciare la crescita o di poter godere di rinvii temporali degli obiettivi di bilancio stabiliti; mentre ad altri stati come Spagna, Francia e Paesi Bassi sono stati di recente accordati, con generosità, margini e proroghe.

In realtà, l'Italia non ha affatto il secondo debito pubblico d'Europa, se si esce dalla logica, del tutto arbitraria, di rapportare il debito pubblico unicamente al Pil. Vi sono infatti altre grandezze economiche ben più significative con cui confrontare il debito pubblico. Per esempio, se lo si pone in rapporto alla ricchezza finanziaria netta delle famiglie, il debito è solo di poco superiore a quelli di Germania e Francia e largamente inferiore a quelli di Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Cipro o Slovenia. Inoltre, in valore assoluto, il debito italiano non svetta più in Europa come 20 anni fa. In euro correnti è stato superato da quello tedesco ed è ormai stato quasi raggiunto anche da quelli francese e inglese. Dunque, pur essendo ovvio che il debito va ridotto, l'Italia sotto il profilo delle finanze pubbliche si trova in una situazione assolutamente non critica, diversamente da quanto si tende a pensare, specie all'estero.

Ma cosa chiede l'Europa per quanto riguarda il lavoro e l'occupazione? Nelle "Raccomandazioni", la Commissione europea sostiene che la riforma del mercato del lavoro debba essere completata dall'adozione di norme di attuazione. Inoltre, i Servizi pubblici per l'impiego devono ancora proporre strategie efficienti per rispondere all'emergenza occupazionale. Come con i recenti provvedimenti presi circa la produttività, il fisco deve favorire un costante allineamento tra i salari di produttività e le condizioni locali del mercato del lavoro.