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IL FATTO/ Luxottica e Bayer, i patti che mettono fine alla "lotta di classe"

Per cercare di dare un avvio alla ripresa, anche la collaborazione tra sindacati e imprese si rivela importante, come ci spiega FIORENZO COLOMBO citando alcuni casi concreti

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Negli scorsi giorni un articolo di Giuseppe Sabella su queste pagine ha descritto in modo esaustivo lo stato dell’arte nei rapporti tra Cgil, Cisl e Uil, alla luce delle intese “interne” sulla rappresentanza e da negoziare con Confindustria e le altre associazioni datoriali, della definizione delle priorità economiche e occupazionali da discutere con il nuovo Governo, del nuovo clima di relazioni favorito dal risultato elettorale. Sugli esiti del lungo confronto interno su rappresentatività e rappresentanza (e forse già in parte informalmente condiviso con Confindustria) si è già detto: il risultato elettorale ha di fatto allontanato la possibilità di un intervento di regolazione legislativa, storicamente osteggiato da tutto il mondo sindacale non collegato organicamente (oltre che per tradizione) alla sinistra, Cisl in prima fila ma non solo.

In questo senso la Cgil, preso atto della situazione, non ha potuto far altro che raggiungere un compromesso con le altre organizzazioni, pena il possibile “isolamento contrattuale”: infatti, un sindacato non può vivere solo di proteste e tatticismi, si legittima facendo accordi e intese con chi si manifesta come interlocutore, non potendo scegliere ma solo prendendo atto di chi ai tavoli rappresenta qualcosa in termini di peso associativo (per i sindacati) da una parte e di prerogative imprenditoriali dall’altra. Ma c’è una seconda incognita, a tutt’oggi non compiutamente esplicitata: non sono ancora chiare le caratteristiche e le tipologie di relazioni e rapporti che la nuova maggioranza parlamentare e il Governo che ne è espressione vorrà mantenere con le Parti sociali, se il pendolo volgerà verso forme di dialogo sociale stringente o verso un formale canale informativo, procedura adottata da Mario Monti e dalla compagine dei tecnici che ha guidato il Paese per quasi un anno e mezzo.

Noi non sappiamo e forse non è nemmeno utile innescare riflessioni figlie di un recente passato ovvero se deve tornare la concertazione, il dialogo sociale o altro. Ci appaiono modalità da specchietto retrovisore, per altro superate dalla situazione del Paese, dagli scenari comunque diversi innescati dalla formazione della compagine dell’on. Letta, dalla necessità di adottare celermente taluni provvedimenti in tema di sostegno al lavoro e alle imprese (sul fronte fiscale), dalla possibilità di riformulare in maniera più equa la tassa sull’abitazione di proprietà (con la possibile abrogazione non sulla prima casa ma sull’unica casa). Intanto che a Roma si discute Sagunto viene espugnata… ma in che senso?

Io penso che occorra rovesciare la metafora invocata recentemente dai grillini del M5S e guardare ciò che il Paese reale sta segnalando di positivo nelle relazioni sociali, nei patti territoriali, in taluni accordi aziendali di welfare integrativo a quello pubblico e statale, nelle forme di mutualità di cui si sente la necessità, nella rottura e abbandono di taluni schemi che ci trasciniamo dagli anni ‘70 nei rapporti sindacali e di lavoro.