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RIFORMA LAVORO/ Per Letta spunta il “jolly” sui contratti a tempo determinato

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La pausa tra un contratto e l’altro è un elemento molto contestato dall’“ultrasinistra”, nonostante sia stato introdotto per tutelare maggiormente i lavoratori. Durante l’ultima puntata di Report, gli esponenti dei sindacati di base se la sono presa con questa parte della norma che invece è stata formulata proprio per difendere i precari. E la conseguenza è che in Italia non si comprende più chi difenda che cosa.

 

In che senso?

La legge Fornero ha scelto di non consentire di riassumere un lavoratore immediatamente dopo un contratto a termine con un altro contratto a termine per il sospetto che ci sia dietro la volontà di raggirare la legge. Ha dunque allungato la pausa tra un contratto e l’altro. La norma ha anche precisato che, se c’è un’esigenza espressa dalle Parti sociali, la contrattazione collettiva può ridurre questo intervallo di tempo. Anziché lamentarsi, le Parti sociali potrebbero diminuire la pausa, se davvero è così lunga e problematica. Ma comunque quest’ultima era posta a garanzia dei lavoratori, mi domando quindi se chi la vuole ridurre lo faccia nel vero interesse di questi ultimi.

 

Condivide la proposta di De Benedetti per ridurre le tasse sul lavoro?

De Benedetti propone di trovare le risorse per abbattere il cuneo fiscale attraverso l’istituzione di una patrimoniale. Io non sono un esperto, né un economista, e quindi non posso dire se sia giusto trovarle lì o in un altro modo. Quello che mi sembra necessario è trovare il modo per abbattere il costo del lavoro, ma non è mia competenza spingermi più in là fino a indicare in che modo reperire le risorse.

 

Resta il fatto che o si tassa il lavoro, o si tassano i patrimoni, o si tassano i redditi. Non esistono altre possibili strade…

Non è vero, ci sono mille possibili strade, anche perché non è detto che si debba tassare: si può anche vendere. La proposta di Oscar Giannino in campagna elettorale andava proprio in questa direzione.

 

(Pietro Vernizzi)

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