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Lavoro

RIFORMA PENSIONI LETTA/ Sacconi: la legge Fornero non è sostenibile, ci vuole la flessibilità

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Più si estende il concetto di esodati, più si rischiano sperequazioni. Per esempio, potrebbe risultare favorito una lavoratore più giovane che può beneficiare della partecipazione a un accordo collettivo, a scapito di uno anziano che, magari, essendo semplicemente dipendente di un’azienda fallita, non ha partecipato a intese collettive e deve attendere fino ai 67 anni senza reddito da pensione o da lavoro. Anche in tal senso, quindi, occorre varare un intervento nel segno della flessibilità e dell’equità. Si tratta, in sostanza, di individuare misure strutturali che coniughino le politiche attive di reimpiego con la flessibilità in uscita. 

 

La flessibilità, in generale, è finanziariamente sostenibile?

A dire il vero, la vicenda degli esodati è lì a dimostrare come la riforma non sia sostenibile proprio così com’è stata strutturata. In ogni caso, la sostenibilità della flessibilità andrà verificata tenendo conto di alcune variabili quali l’andamento del mercato del lavoro. Senza dimenticare che se il rigore dei numeri è un criterio sacrosanto, lo è pure l’attenzione concreta alle persone.  

 

Perché, all’epoca, l’ipotesi di garantire una forbice entro cui decidere quando andare in pensione fu scartata?

Si trattò di una scelta politica ben precisa, che Renato Brunetta ha definito in
più occasioni un “overshooting”. Si è “sparato”, cioè, troppo in alto. Questa riforma, infatti, contiene rigidità che non esistono in nessun altro Paese e ha eliminato qualsiasi transizione in nome di un eccessivo asservimento alle preoccupazioni europee. 

 

(Paolo Nessi)

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