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Lavoro

IL CASO/ Imprese e lavoratori, "l’uovo di Colombo" che fa guadagnare entrambi

Il welfare aziendare, dice LORENZO BANDERA, potrebbe essere una risorsa vantaggiosa se si sviluppano strumenti in grado di connettere chi vuole investire nei servizi per i lavoratori

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La crisi sta mettendo duramente alla prova la tenuta di tante amministrazioni pubbliche, colpendo profondamente la loro capacità di offrire servizi adeguati alle esigenze dei cittadini, in particolare nell’ambito del welfare. Da un lato i vincoli imposti dalla spending review permanente impediscono alle istituzioni, specialmente quelle locali, di finanziare svariate attività a carattere sociale; dall’altro, il modificarsi di rischi e bisogni sociali mettono in seria difficoltà chi quotidianamente cerca di offrire risposte concrete alle necessità dei cittadini.

Una risposta a queste problematiche molto attuali può venire da cosiddetto secondo welfare, mix di protezioni e investimenti sociali a finanziamento non pubblico forniti da attori economici e sociali collegati in reti dal forte ancoramento territoriale, che vanno progressivamente affiancandosi al primo welfare, garantito dallo Stato. Tra gli attori del secondo welfare possiamo sicuramente annoverare le imprese che, soprattutto da quando è iniziata la crisi, hanno sviluppato forme sempre più evolute di welfare aziendale a favore dei propri dipendenti.

Spesso considerato come un gesto di generosità, un dono da parte di un imprenditore illuminato ai propri lavoratori, il welfare aziendale rappresenta piuttosto un vero e proprio investimento per le aziende. Come dimostra un recente rapporto di McKinsey, i servizi di welfare offerti ai dipendenti - dai buoni spesa alle spese sanitarie, dal sostegno all’educazione dei figli all’assistenza ai genitori anziani fino ai classici strumenti work-life balance - rappresentano un guadagno concreto e sostanzioso.

Ogni euro investito in welfare aziendale raddoppia il proprio valore, garantendo sia un risparmio dei costi per l’azienda che una maggiore produttività per unità di lavoro. I vantaggi del welfare aziendale, tanto per le imprese quanto per i lavoratori, non sono quindi in discussione, ma non mancano tuttavia alcune criticità. Lo sviluppo di strumenti adeguati a rispondere alle esigenze dei dipendenti hanno un costo spesso accessibile solo per le aziende di grandi dimensioni - si pensi ad esempio ai sistemi sviluppati da Luxottica, Tetrapack, Nestlè e diverse altre società multinazionali - che posseggono competenze e risorse adeguate ad avviare programmi di welfare incisivi.

Questo significa che, nonostante i servizi di welfare garantiti dallo Stato siano sempre più incerti, solo una piccola parte di cittadini-lavoratori potrebbe usufruire di benefit alternativi garantiti dalle proprie aziende. Il rischio, dunque, è che si crei una forte disuguaglianza tra chi lavora e chi non lavora, e che anche chi possiede un impiego abbia opportunità molto diverse a seconda della posizione occupazionale ricoperta.