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Ripartire dai giovani per il bene di tutti

Ci troviamo in un preciso frangente storico in cui, un po’ tutti, si stanno domandando come affrontare il drammatico problema della disoccupazione giovanile

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Ci troviamo in un preciso frangente storico in cui, un po’ tutti, si stanno domandando “che fare?”: come affrontare, cioè, il drammatico problema della disoccupazione giovanile. Che ha radici profonde ed estese, da esaminare con attenzione se si vuole giungere a una diversa, più equa e stabile configurazione del mercato del lavoro nel nostro Paese. Ma perché risulta così importante mettere proprio i giovani al centro di ogni riflessione sul lavoro? Principalmente per due ordini di motivi.

Innanzitutto - partendo dalle constatazioni più essenziali - una civiltà non può, pena l’autodistruzione, costruire nel presente condizioni che “tarpino le ali” ai giovani, come purtroppo sta avvenendo, invece di valorizzarne curiosità, dinamicità ed energie caratteristiche di questo prezioso periodo della vita di ciascuno di noi. E poi perché - andando un po’ più in profondità nell’analisi - non vi è chi non veda che l’attuale situazione costituisce l’esito del venir meno, nei fatti, di quella solidarietà intergenerazionale che sancisce la statura umana di un adulto, proprio nel saper riconoscere che, per raccogliere, occorre prima seminare; e che la semina, per portare frutto, richiede la fatica e la pazienza del trascorrere del tempo.

Se oggi, al contrario, non si torna a investire, seminando, e si continua invece a raccogliere, strappando le radici dei pochi fiori e frutti che ancora possiamo trovare sul nostro cammino, diverremo noi stessi sempre più la causa di quella terribile desertificazione che, ahimè, sembra avanzare senza sosta.

È solo attraverso un chiaro investimento sulle competenze dei giovani che potremo colmare il gap che si è creato; occorre, cioè, supportare la costruzione di un soggetto che abbia tutte le capacità necessarie per far fronte all’attuale situazione e sia nelle condizioni di poter sviluppare nuovo valore. Oggi, infatti, il rischio è che la generazione in campo, al di là della buona volontà, non abbia strumenti sufficienti per potercela fare. Per questa ragione è assolutamente fondamentale concentrare i nostri sforzi sull’orientamento e la formazione dei giovani, che saranno certamente in grado di apprendere più in fretta di chi è meno giovane e, così, produrre nuovo valore per tutti.