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Lavoro

PIANO LAVORO/ Tiraboschi: basta annunci, ai giovani servono solo "maestri"

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Con riferimento al tema dell’occupazione giovanile, penso che abbiamo oggi una legislazione in linea con le migliori esperienze europee e internazionali, soprattutto in tema di apprendistato, alternanza e tirocini. Il problema è però che queste buone leggi rimangono inapplicate per l’inadeguatezza progettuale e culturale degli operatori del mercato del lavoro. Penso al ruolo cruciale di scuole e università nella costruzione dei percorsi di transizione verso il lavoro che ancora non viene tuttavia realizzata, salvo casi particolari che però dimostrano che è possibile cambiare prospettiva. Inutile discutere su nuove norme sull’apprendistato se poi pochi sanno scrivere un piano di formazione e se mancano tutor e maestri di mestiere in grado di trasmettere le competenze.

 

Perché a oggi l’apprendistato non ha funzionato? E come potrebbe funzionare?

Il mio gruppo universitario, che ruota attorno all’esperienza del centro studi Adapt (www.adapt.it), è uno dei pochi in Italia che ha già attivato un dottorato industriale con apprendisti di alta formazione e ricerca analogamente a quanto avviene in altri paesi. Dal mio angolo di osservazione il problema non sono le norme, che sono buone, e neppure gli incentivi economici (che sono più che adeguati). Quello che manca è un atteggiamento di vera integrazione e cooperazione tra scuola e/o università e mondo delle imprese; questa è la grande criticità perché - senza un aggancio con il sistema educativo di istruzione e formazione - l’apprendistato resta un semplice contratto di lavoro che solleva non poche attese e delusioni tra gli operatori che pensano di aver fatto un affare, con un contratto meno costoso, e poi si trovano invece impreparati a dover affrontare inevitabili passaggi gestionali che non sono burocrazia, come molti credono, ma semplicemente l’implementazione di un piano formativo individuale e la certificazione degli esiti del percorso di apprendimento.

 

(Giuseppe Sabella)

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