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J’ACCUSE/ Pensioni e lavoro, così l’Italia ha “ucciso” i suoi giovani

C’è un esercito composto da 81.000.000 di giovani disoccupati che, spiega MAURO ARTIBANI, non rappresentano soltanto un motivo di allarme sociale, ma anche economico

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L’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto; del loro fare economico meno, eppure sono l’oggi e il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici; hanno disposizione all’acquisto che poi consumano dando sprone al produrre che sprona l’occupazione; dispongono di capacità contributiva, contribuiscono a pagare le pensioni; governeranno il domani. Risorse a iosa, insomma, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse appannaggio di queste generazioni, quelle che… massì gli 81.000.000 di giovani disoccupati nel mondo, il 10% in Europa, il 18% negli Usa. Poi ci sono quelli inoccupati, quei 2.000.000 di Neet (NEET acronimo inglese di "Not in Education, Employment or Training) censiti in Italia; e ancora quelli sottoccupati, quelli precari e quelli sotto remunerati. Risorse, quelle, non utilizzate, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo!

Già, per loro salari e stipendi insufficienti oggi, le pensioni domani; mancando pure di “affidabilità creditizia” non confezionano quella domanda che sprona la crescita. Mal impiegati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, disperso capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Aumenta con loro il debito privato, si riduce la capacità contributiva, aumenta il debito pubblico, aumenta pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele.

Vivono tutto questo dentro un mondo reflazionato in tutte le salse che se ha sostenuto la domanda, non ha trasferito effetti positivi sull’offerta di lavoro, ancor meno sui redditi di quel lavoro. Quando quel mondo annaspa le diseconomie si rendono evidenti, i nodi vengono al pettine.

Capitani di ventura randagi, tutt’intenti a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione, confliggente con quella del consumo, mandando in mille pezzi la produttività dell’intero sistema.