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NORMALI O GENI?/ La virtù delle differenze

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Per uscire dalla crisi, probabilmente è necessario un lavoro che, partendo dalla scuola dell'infanzia, torni a valorizzare i talenti e a incentivare le passioni senza puntare in modo drastico all'omogeneità. L'Italia aveva una scuola elementare e media che la rendevano benchmark in tutto il mondo soltanto qualche anno fa. Ora quel patrimonio fatto di metodo, competenza, professionalità ed eccellenza si è normalizzato e ha perso il suo spunto. "Sono convinto”, scriveva qualche anno fa Seth Godin ne “La mucca viola”, che nella situazione attuale il marketing di massa non funzioni più. Abbiamo creato un mondo nel quale i prodotti risultano per la maggior parte invisibili". Ecco talvolta si ha il sospetto che questo avvenga anche per gli uomini e che questo approccio si rifletta naturalmente anche su quello che gli uomini fanno.

Per dirla in breve, una politica di compromesso che cerchi di accontentare tutti è come, parafrasando ancora Seth Godin, il gelato alla vaniglia: è banale e non si può fondare il futuro su un'idea banale. Ci sono tanti settori e tante aziende che sono in crisi, in Italia e in Europa. Molto spesso parliamo della delocalizzazione della produzione in paesi dove il costo del lavoro è più basso o dove le aziende hanno più facilitazioni. Forse se ricominciassimo a valorizzare le idee buone, a non aver paura delle differenze e anzi a valorizzarle, sapremmo riconoscere in modo più efficace gli stupidi, ma soprattutto i tanti talenti che ci sono in giro. E le aziende sarebbero disposte a tornare indietro (alcune lo stanno già facendo). Non possiamo permetterci di costruire un mondo mediocre per i nostri figli.

 

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