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Lavoro

Attenti a non spendere tutto nei centri per l'impiego

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Più in generale, occorre però davvero riflettere su quale sia la migliore configurazione del rapporto pubblico privato, per giungere a una efficace sinergia nell’ambito di una chiara distinzione di ruoli, proprio allo scopo di ottenere i migliori risultati possibili, innanzitutto per i nostri giovani. La stessa riforma Fornero, in effetti, ha previsto la costituzione di un tavolo nazionale di coordinamento sulle politiche attive pubbliche, oggi quanto mai opportuno. Dopo una serie di sperimentazioni regionali, siamo ora giunti al punto in cui, a parere di chi scrive, è necessario istituire un sistema di politiche non frammentato ma nazionale, con una cornice di regole condivise, dove siano chiari il ruolo e la responsabilità degli attori coinvolti: sistema pubblico, persone, operatori privati.

Al sistema pubblico va chiesta una precisa “governance” centrale, capace di dare stabilità e continuità ai progetti, e la realizzazione di un quadro normativo chiaro e omogeneo, così da orientare tutto il sistema degli operatori e degli utenti verso approcci di medio-lungo termine, ma già efficaci e capaci di creare valore nel breve. Sarebbe a questo proposito opportuno, anche per ciò che concerne l’applicazione della Youth Guarantee, aumentare la capacità di rapporto coi cittadini dei servizi per il lavoro, portando le presenze sul territorio a 3.000 punti di contatto, di cui circa 550 facente parte dei centri per l’impiego.

Quanto alle persone, che devono tornare a essere le vere protagoniste di una reale ripresa economica e del loro stesso sviluppo, è bene che siano responsabilizzate nel decidere liberamente se e come aderire ai programmi di supporto alla ricollocazione e formazione, con un sistema che riconosca il diritto dell’utente a ricevere servizi differenziati in relazione al diverso livello di occupabilità e preveda un eventuale decadimento della loro presa in carico da parte degli operatori specializzati a fronte del rifiuto sistematico delle proposte di lavoro e/o di formazione ricevute.

Gli operatori privati, infine, che hanno il compito di produrre i migliori risultati possibili. Da questo punto di vista una forte premialità nell’erogazione dei contributi a obiettivo raggiunto, che tenga possibilmente conto del grado di svantaggio colmato e della rapidità nel trovare una nuova occupazione per il lavoratore, sembra essere la strada ottimale. La soluzione maggiormente efficace è infatti quella di attribuire l’erogazione materiale dei servizi a soggetti autorizzati e/o accreditati, dotati di specifici metodi e competenze, lasciando al pubblico - a maggior garanzia dell’utenza - le funzioni di iniziale rapporto con le persone, la loro accoglienza e attribuzione del profilo più idoneo, con conseguente definizione del servizio a cui hanno diritto e indirizzamento verso gli operatori più efficaci.