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Lavoro

IL CASO/ L'incubo di quei "lacci" che fermano industria e lavoro

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E il sintomo è il lavoro, che diminuisce, che manca, che si fa fatica a trovare o a ritrovare se si è perso. Cinque anni di crisi si sentono e si vedono: meno imprese, meno occupati, meno investimenti, meno consumi e il circolo della spirale recessiva continua, con un’area di sofferenza sociale in aumento, anche sotto l’effetto di una fase negativa che si è acutizzata nel corso del 2012. Si percepisce anche una debolezza di strumentazione e di visione, sia su scala europea che nazionale, quasi che da sola la politica (e le istituzioni) possa farcela da sola: è invece necessaria una grande assunzione di responsabilità di tutti i soggetti, pubblici e privati, sociali ed economici, dalle istituzioni del credito e della finanza a chi disegna assetti normativi e regolatori.

Ecco, probabilmente il punto da cui partire sta qui, ovvero nella possibilità/necessità che ciascuno senta compiti e responsabilità nel rimettere in moto il circolo, consapevoli che talune scorciatoie non sono più possibili e che alcuni nodi sono venuti al pettine. Ciascuno deve fare la propria parte e in particolare non scoraggiare nessuna forma di investimento: semplificazione normativa e celerità nelle procedure amministrative, fiscali, civili, giudiziarie rappresentano il primo modo per incentivare chi intende continuare a fare impresa e l’imprenditore. Ecco perché, probabilmente, tutti i fronti sono decisivi, sia quelli con il credito che quelli tra le Parti sociali, quelli di un buon rapporto con l’ambiente e con i propri collaboratori; ma ci permettiamo di segnalare la madre delle questioni, ovvero i lacci e i lacciuoli delle innumerevoli questioni inerenti il rapporto con ciò che è pubblico.

Autorizzazioni, permessi, processi, procedure, sanzioni, nulla osta, autorità ed enti: tutto quanto deve essere semplificato, non si può continuare in questa strada dell’inimicizia e dell’indifferenza (quando va bene), del silenzio e delle carte sempre “giacenti sulla scrivania”. Non ne hanno colpa gli addetti pubblici, sono le procedure “scollegate” dagli obiettivi. Infatti, nella sanità e in molti altri settori pubblici molte cose funzionano bene (e in molti casi in modo eccellente) quando al centro vi è la persona e i suoi bisogni; se al centro ci fosse l’impresa, il lavoro e le persone che in essa vi operano probabilmente molte cose cambierebbero. Anche in Italia.

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