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IL CASO/ L'incubo di quei "lacci" che fermano industria e lavoro

Secondo FIORENZO COLOMBO, per rilanciare il lavoro e lo sviluppo del Paese occorre comprendere e ricreare le condizioni che decretarono il boom della nostra industria manifatturiera

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Quest’anno ricorrono 50 anni dall’assegnazione del Premio Nobel per la Chimica a Giulio Natta, a cui va il merito di aver inventato il Moplen ovvero la molecola del polipropilene, una rivoluzione ancora attuale nella plastica durevole e dagli impieghi molto diversificati (giocattoli, casalinghi, applicazioni industriali e tante altre cose). La plastica, come molte altre invenzioni della chimica e dei derivati da essa, ha arricchito la nostra piattaforma del made in Italy, come i filati e le confezioni, le fibre sintetiche e artificiali, con un elenco che arriva agli elettrodomestici e altri manufatti, costruiti con nuovi materiali sostitutivi di quelli ferrosi; ma anche buona parte delle innovazioni nell’automotive e nell’edilizia hanno avuto una genitorialità italiana, sconosciuta al grande pubblico.

Parlare oggi di politica industriale significa ripartire dalle domande di fondo che hanno posto le condizioni, nel tempo, dei successi della nostra “manifattura sui generis”: studio rigoroso di nuove applicazioni, di nuovi campi di impiego, di sinergie e complementarietà tra diversi apporti professionali, di una fecondità tra comunità scientifica, imprese e istituzioni. Partecipando ad alcune assise dei vari settori industriali (quelle sopra riportate sono sensazioni ricavate dall’Assemblea di Federchimica), si ha la percezione dello stato di salute del settore “secondario”, la vera ossatura del nostro Paese, di chi produce all’ombra del campanile.

Ed è indubbio che lo stato di salute è assai diversificato in ragione delle diverse produzioni, delle varie situazioni di posizionamento sui mercati (quote di export), dei fattori di competizione, della dinamica dei costi e dei valori aggiunti, dei tassi di innovazione e investimento realizzati e/o in corso, dei rapporti con l’ambiente, con la Pubblica amministrazione. Parlare di industria oggi significa parlare di tanti mondi, di tante cose diverse anche se le trasversalità sono aumentate: ecco perché parlare di politica industriale oggi è assai più difficile che in passato, tenuto conto di una crisi che non è solo dei mercati e dei consumi, ma è anche di paradigmi e di rapporti con tutto l’universo dei diversi stakeholder.