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Lavoro

RIFORMA PENSIONI GIOVANNINI/ Di Salvo (Sel): sì alla flessibilità se non “penalizza” i lavoratori

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La cosa più importante sarà essere precisi nel definire la proposta. Nel sistema contributivo, infatti, la rendita pensionistica è legata ai contributi accumulati nel corso della vita e al momento in cui si va in pensione. La penalizzazione, di conseguenza, è già di per sé insita nel meccanismo. Come se non bastasse, il calcolo dei coefficienti di trasformazione è legato in misura proporzionale all’andamento del Pil, che sta calando da anni ed è destinato a calare ulteriormente. La flessibilità di per sé, quindi, non è  un male. Restiamo perplessi sul fatto che venga annunciata senza che siano stati fatti i calcoli opportuni affinché non risulti eccessivamente penalizzante.

 

Cosa ne pensa, infine della staffetta generazionale?

Lidea è antica. L’uscita morbida dal rapporto di lavoro potrebbe rivelarsi utile non solo perché consentirebbe l’assunzione di giovani, ma anche perché contribuirebbe a un invecchiamento attivo del lavoratore anziano. L’ingresso nell’età della pensione, infatti - come dimostrano numerosi studi -, è un momento particolarmente difficile, specialmente per gli uomini. Una fase di transizione consentirebbe il mantenimento di un maggiore equilibrio psicofisico. Ovviamente, perchè l'ipotesi non risulti penalizzante, sarà fondamentale garantirgli il pagamento intero dei contributi.

 

(Paolo Nessi)

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