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IDEE/ Dalle pensioni un "prestito" per aiutare i giovani senza lavoro

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I dati Eurofund dicono che in Italia i giovani “Neet” generano un ammanco alla collettività pari al 2,5% del Pil, in quanto non contribuiscono al sistema pensionistico perché non lavorano, non consumano perché non hanno soldi, non si sposano, non fanno famiglia e non comprano casa. La “Youth Garantee” comporterebbe una spesa da 11 miliardi di euro l’anno, ma permetterebbe un risparmio molto più elevato.

 

Quali sono secondo lei le più importanti azioni all’interno della Youth Guarantee a cui dare priorità per quanto riguarda l’Italia?

La Youth Garantee, così com’è stata formulata da Bruxelles, prevede anche l’auto-impiego. Non deve quindi essere rivolta per forza a cercare un posto di lavoro dipendente, ma anche alle nuove occupazioni nel campo per esempio del terzo settore e dell’ambiente. Vanno quindi previsti anche micro finanziamenti ai giovani che vogliono intraprendere una loro attività.

 

A livello di confronto tra generazioni trova più ingiusto il fatto che ci siano giovani che non riescono a entrare nel mercato del lavoro, oppure il fatto che chi sta lavorando ora non troverà comunque le stesse pensioni che vengono date ora?

La giustizia sta nel fatto che coloro che sono in pensione, godendo di un sistema oggi non più sostenibile, prestino tramite la garanzia giovani le risorse a quanti altrimenti non potrebbero vederne i benefici. Attraverso questo prestito generazionale, i pensionati sopra i 1.500 euro mettono in condizione loro stessi di ricevere la pensione in futuro, in quanto una persona di 65 anni potrebbe vivere oltre i 100. Gli inoccupati sarebbero inoltre sostenuti a trovare un’occupazione, e i giovani occupati ritroverebbero la prospettiva di vedere una pensione.

 

(Pietro Vernizzi)

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