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RIFORMA PENSIONI/ Flessibilità: i consigli a Giovannini per fare "giustizia"

Con numeri, grafici e tabelle, NICOLA SALERNO ci spiega come si potrebbe intervenire sulla riforma delle pensioni inserendo un criterio di flessibilità portatore di equità

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Si è riaperto il cantiere delle pensioni. L’obiettivo è irrobustire i risultati raggiunti dalla riforma Fornero in termini di controllo della spesa e, nel contempo, reinserire flessibilità nelle scelte di pensionamento all’interno di un intervallo di età agganciato alla dinamica della vita attesa. La flessibilità in uscita è essenziale per stimolare la “staffetta” anziani-giovani, e combinare l’obiettivo del risparmio della spesa con quello dell’occupazione, in un momento di grande sofferenza per il mercato del lavoro. Di seguito si propone un metodo di correzione delle pensioni a seconda dell’età e dell’anzianità di pensionamento. Se applicate, tali correzioni permetterebbero di dare flessibilità al pensionamento. Se riferite alle pensioni già in decorrenza, le correzioni gettano luce sul grado di generosità con cui sono state concesse.

Il grafico a fondo pagina descrive l’andamento, dal 1974 al 2010, della vita attesa degli uomini a sei età: 50, 55, 60, 62, 65 e 70 anni. Per la vita attesa a 65 anni si riporta anche la proiezione sino al 2064. La linea celeste ricostruisce quale sarebbe dovuta essere l’età “giusta”, o pivot, per il pensionamento partendo da un livello ipotizzato oggi a 65 anni (un po’ meno dei 66-67 di legge) e andando ritroso secondo la stessa regola che nei prossimi anni dovrebbe guidare l’aggancio alla vita attesa, ossia variazioni di 3 mesi ogni 3 anni. Il calcolo del pivot è steso sino al 2064.

La linea rossa rappresenta anch’essa l’età pivot, ma con una differenza. Dal 2010 in poi il calcolo avviene con lo stesso criterio che per la linea celeste, mentre all’indietro nel tempo il calcolo avviene in modo tale che, di quinquennio in quinquennio, le variazioni di vita attesa si ripartiscano in egual misura tra aumento del valore pivot e aumento della durata del pensionamento. Da questo secondo scenario, come si può apprezzare dal grafico, derivano livelli pivot leggermente inferiori.

La linea verde ricostruisce quale sarebbe dovuta essere l’anzianità “giusta”/pivot per il pensionamento partendo da un livello ipotizzato oggi a 40 anni e andando a ritroso sempre secondo la regola dei “3 mesi ogni 3 anni”. Il calcolo è esteso sino al 2064. La tavola allegata dopo il grafico fornisce dettagli numerici.

I livelli pivot sono i punti di riferimento per calcolare le correzioni degli assegni. Questa esigenza si pone per le pensioni calcolate col criterio retributivo e per le quote retributive delle pensioni calcolate col criterio misto (retributivo-contributivo). Le pensioni interamente contributive godono già della proprietà di commisurare i benefici alla storia contributiva e alla vita attesa.

Si prenda un lavoratore di 60 anni compiuti che voglia andare in pensione nel 2013 con una anzianità di 35 anni. Si tratta di una pensione mista (17 anni di contributi nel 1995). Con le regole attuali il pensionamento non sarebbe possibile. Si potrebbe, tuttavia, permetterlo, ma a patto di correggere al ribasso la parte retributiva della pensione di una percentuale che eguagli: il valore attuale della rendita a importo corretto e per un numero di anni pari alla vita attesa a 60 anni; al valore attuale della stessa rendita a importo pieno e per un numero di anni pari alla vita attesa all’età pivot.

fonte: elaborazioni NicSal su database Istat

fonte: elaborazioni NicSal su database Istat