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DALLA SPAGNA/ Altro che reddito minimo, impariamo il valore del lavoro

Polemiche in Spagna sul salario minimo che è a quota 645 euro, dice FERNANDO DE HARO. La Banca di Spagna ne raccomanda la sopressione. Per ripartire serve ricominciare dal modello educativo

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Il dibattito sul reddito minimo garantito è tornato a galla. In Germania è uno degli argomenti centrali del pre-campagna elettorale. Nel Paese dei diritti del lavoro, infatti, non esiste, perché i sindacati non l’hanno voluto. La Spd ha promesso di introdurlo in caso di vittoria. I socialdemocratici già nel 2003, con Schroeder, approvarono i mini-jobs: lavori a orario ridotto pagati 400 euro al mese, che da dieci anni hanno portato un’importante deregolamentazione.

Anche in Spagna c’è polemica. Il Governo di Zapatero ha aumentato considerevolmente il reddito minimo. Ora raggiunge i 645 euro e la Banca di Spagna, nella sua ultima relazione annuale, raccomanda di sopprimerlo per i disoccupati di lunga durata, i lavoratori meno qualificati e i giovani. I sindacati si sono opposti e il Governo ha subito spiegato che non intende cambiare nulla. Questo dibattito si sta sviluppando in un momento in cui la disoccupazione ha raggiunto il 27%, con un 57% di giovani disoccupati e con una previsione di assenza di cambiamenti significativi nei prossimi due anni.

In realtà, la discussione sugli effetti del salario minimo è antica. Già negli anni ‘90 impegnò gli economisti. Una scuola sosteneva che una retribuzione minima inferiore alla produttività reale avesse effetti negativi. I suoi oppositori, però, dimostrarono che gli effetti erano nulli, perché tutto si sistema grazie all’economia sommersa: lavoratori e imprenditori si mettono d’accordo, al di là della legge.

Un altro caso è quello di giovani. Qui non c’è dubbio sul fatto che gli effetti sono negativi: un salario troppo alto è una barriera. La questione riguarda chiaramente la Spagna, dove il tasso di insuccesso scolastico è del 26%. Prima che scoppiasse la bolla immobiliare, i giovani senza qualifica abbandonavano presto la scuola e trovavano un impiego con stipendi altissimi nell’edilizia. Questo ora non accade più e quei giovani rimasti senza titoli di studio e lavoro ora non riescono a rientrare nel mercato e non possono nemmeno tornare a scuola. Con un altro sistema educativo e con più flessibilità nelle retribuzioni, la relazione tra il mondo scolastico e quello lavorativo sarebbe più fluida.

La polemica sul salario minimo mostra fino a che punto siamo immersi nella “ipocrisia lavorativa”. I diritti sono garantiti per alcuni lavoratori, mentre l’economia sommersa supera il 20% del Pil. Questa economia non versa i contributi sociali, né le tasse, quando sarebbe invece necessario e urgente aumentare le entrate. Tuttavia, l’ipotesi di abbassare i contributi per aumentare il gettito nelle casse pubbliche resta un tabù.


COMMENTI
09/06/2013 - Lavoro e reddito minimo sono perfetti insieme (marco giannini)

Smettetela di DISINFORMARE su questa questione. A proposito di Zapatero.La Spagna era in surplus da anni grazie anche a provvedimenti comequesto.Il dibito/pil era bassissimo poi (cit.Stiglitz nobel economia nel suo "Bancarotta") la deregulation ha portato le banche a creare buchi di 4 milioni di miliardi di euro e chiedono il conto alle economie. Mettere il lavoro in contrapposzione al reddito minimo è l'ennesima banana mediatica, slogan alla Silvio che serve a alimentare divisioni e in parole povere a prendersela con chista sotto.Siamo proprio un bel paese si.Da noi tutti è opinione anche i fatti inopinabili.Il reddito minimo garantito va fatto C'è IN TUTTA EUROPA E CHI VUOLE TOGLIERLO NON LO FA PER CHISSà QUALE MAGIA MACROECONOMICA (AUTOLESIONISTA) MA PER SEGUIRE GLI ORDINI DELLA FINANZA.(SEMPRE LEI). Il rmg SI DEVE FARE E SI PUO' FARLO SENZA AUMENTARE LE TASSE E ATTENENDOCI AL PAREGGIO DI BILANCIO (ALTRA BOIATA IMPOSTA DALLA GOLDMAN SACHS E CIOE' DA CHIHA ROVINATO IL MONDO CON LA BOLLA FINANZIARIA).