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IL CASO/ La "scuola del lavoro" che manca in Italia

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Anche l’Erasmus, quindi, andrebbe ripensato, non limitandolo al solo ruolo di supporto all’internazionalizzazione degli studi, ma esperienza-ponte col mondo del lavoro. “Erasmus for all”, così si chiamerà, ingloberà i vecchi Comenius ed Erasmus, e avrà una dotazione di 19 miliardi a partire dal 2014, per una platea potenziale di 5 milioni di giovani. Saranno gli studenti delle superiori, e poi quelli universitari, a beneficiare di questa nuova stagione europea. L’obiettivo è evidente, l’equipollenza dei titoli di studio, se non un vero “diploma comune”. Per l’università saranno potenziate le borse di studio, fino a 2,2 milioni di studenti. Ma un contributo è previsto anche per quegli studenti, sino a 735.000, che vorranno svolgere all’estero una parte della propria formazione tecnico-professionale.

Altre iniziative in cantiere: “alleanze della conoscenza” e “alleanze delle competenze settoriali” per incentivare l’innovazione e l’imprenditorialità, e i “partenariati strategici” per favorire lo scambio di know-how. Per riprendere la Commissaria all’istruzione, Androulla Vassiliou, “un’esperienza di studio all’estero accresce le competenze delle persone, ne favorisce lo sviluppo personale, l’adattabilità e aumenta la loro occupabilità”.

Resta scoperta, a questo punto, una fascia consistente di giovani, dai 18 ai 29 anni, quelli che non hanno raggiunto un titolo di studio superiore o che hanno incontrato più difficoltà a trovare un lavoro. Nei programmi europei per l’inclusione e la coesione sociale, troviamo fondi che il governo italiano, nel pacchetto approvato mercoledì scorso, ha assorbito, nel rispetto comunque dei tre criteri base previsti da Bruxelles: essere disoccupati da almeno 6 mesi, vivere con almeno un familiare a carico, non avere un diploma di scuola superiore. Si tratta di un bonus pensato sottoforma di taglio dei contributi a carico delle aziende che assumono giovani con anche solo una di queste caratteristiche.

Il che, per paradosso, potrebbe dire di una via preferenziale per quei giovani che non hanno conseguito un diploma di maturità, trattati alla pari di altri che hanno, magari, un master. Il bonus è rivolto soprattutto alle regioni meridionali, dove le difficoltà sono maggiori rispetto al resto del Paese.

E per i disoccupati over 29 anni? Il governo ha previsto un secondo bonus, valido per tutte le regioni: le aziende che assumono un disoccupato, giovane o anziano, ancora legato a un sussidio di disoccupazione, potranno incassare la metà del sussidio residuo. In sintesi, iniziative e progetti apprezzabili. Semplici panacee o interventi che provocheranno, prima o poi, riforme radicali del nostro sistema formativo come del nostro approccio al lavoro?

Domande legittime. Tanto legittime, se prendiamo sul serio un recente saggio, “College (Un)bound”, scritto da Jeff Selingo, giornalista americano specialista di tematiche scolastiche. Andrebbe letto in parallelo al volume, anch’esso recente, scritto da Norberto Bottani, “Requiem per la scuola?”, edito da Il Mulino.