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FIAT/ Bonanni (Cisl): Fiom e magistrati lasciano l’Italia "a piedi"

Raffaele Bonanni (Infophoto) Raffaele Bonanni (Infophoto)

Penso che la Presidente Boldrini ha perso una grande occasione. Dovrebbe preoccuparsi lei stessa dell’accaduto, perché con la sua scelta di parte ha squalificato la sua funzione e l’istituzione che rappresenta, forse in modo irrimediabile.

 

La preoccupa “l’ultimatum” lanciato ieri da Marchionne?

Marchionne fa il suo mestiere e pretende giustamente che ci sia certezza negli accordi per fare gli investimenti in altri stabilimenti come Mirafiori e Cassino. E noi siamo pronti a discutere con la Fiat cosi come abbiamo fatto a Pomigliano, a Grugliasco, a Melfi e ad Atessa. Quanto al problema della rappresentanza e della Fiom, dobbiamo partire dall’accordo interconfederale siglato con Confindustria. La minoranza deve rispettare le scelte delle maggioranza.

 

Cambiando discorso e riprendendo quanto da lei dichiarato in occasione del congresso che l’ha riconfermata alla guida della Cisl, nessuno “shock fiscale” per l’economia reale dal “pacchetto lavoro”. Cosa ne pensa?

È un provvedimento positivo, ma si tratta di un’iniziativa parziale, come abbiamo detto prima del Consiglio dei ministri, il quale pare interessato ad affrontare il problema fiscale dopo la pausa estiva. È l’unico modo questo per ridare tono ai consumi, e il Consiglio - con cui ci siamo incontrati circa 10 giorni fa - mi sembra orientato a sfruttare quella che di fatto è l’unica possibilità che abbiamo: la situazione economica non può poggiare affatto su possibilità finanziarie pronte, quindi bisogna lavorare sul fisco e sulla riduzione della spesa.

 

In generale, che tipo di effetti positivi può avere il “pacchetto lavoro” sull’occupazione nel breve/medio termine?

È un segno di attenzione ai giovani. Ma l’occupazione è prodotta esclusivamente da una buona economia. Ecco perché diciamo da tempo che occuparsi di economia significa occuparsi di occupazione, di stabilità degli attuali posti di lavoro, ma anche di assorbimento della disoccupazione che abbiamo, in particolare quella giovanile. Si tratta di un timido segnale, che dice che il governo è interessato a sostenere i giovani, però l’occupazione deriva da una buona economia. E una buona economia è prodotta da un’energia che costa meno, da infrastrutture funzionanti, da tasse minori, da pubbliche amministrazioni che funzionano, da mafie che spariscono, da istituzioni meno costose e meno ridondanti. Di questo ho scritto domenica sulCorriere della Sera: la magistratura non può continuare a supplire alle carenze della politica.

 

Intanto arrivano 1,5 miliardi dall'Europa per i giovani: lei come li investirebbe?


COMMENTI
10/07/2013 - Se va bene così, continuiamo così (Claudio Baleani)

Tutto ci dice una cosa sola: investire in Italia è una pazzia. Altro che valutazione BBB. Siamo al "si salvi chi può". Fra poco avremo anche l'inevitabile crisi di governo.