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Lavoro

DECRETO LAVORO/ Incentivi e "garanzia": i conti (per alcuni giovani) non tornano

Enrico Giovannini (Infophoto)Enrico Giovannini (Infophoto)

In molti paesi, le valutazioni sugli effetti nel mercato del lavoro degli incentivi è spesso positiva, anche se le caratteristiche dei beneficiari (soprattutto il livello di istruzione) sembrano rappresentare l’elemento centrale del successo o meno dello strumento. Certamente, data l’esiguità delle risorse e dato che i criteri sono troppo “ampi”, è probabile che si realizzi quanto osservato in Germania con il voucher di intermediazione, dove alla fine si rischia di praticare una “scrematura” dei soggetti più svantaggiati. In altre parole, si collocano in massa ingegneri e statistici a casa da sei mesi, piuttosto che donne con bassa istruzione e con figli a carico.

Sempre per quanto riguarda i giovani, il decreto rimanda a una commissione costruita ad hoc il compito di studiare come realizzare il programma Youth guarantee in Italia: l’intenzione è quella di utilizzare bene questi soldi provenienti dall’Ue, cercando di non “buttarli” tutti in formazione professionale. Questa commissione dovrebbe trovare il modo di trasformare i Centri per l’impiego, che collocano in media il 3% dei disoccupati, in macchine efficienti in grado di “piazzare”, entro quattro mesi, il 100% dei giovani disoccupati che si rivolgeranno ai loro sportelli: risulta banale affermare che questo è letteralmente impossibile. Anche spostando la parte amministrativa verso un call center centralizzando, sviluppando attraverso l’analisi delle fonti amministrative migliori servizi alle imprese e stipulando con le agenzie private programmi blackbox di collocamento, temo si possa puntare al massimo al 10%, che per la cronaca sarebbe un vero “miracolo”.

Non è un caso che una parte delle risorse saranno destinate a programmi di Job creation, con l’obiettivo di realizzare collocamenti di breve periodo in tirocini o stage finanziati dall’attore pubblico. Tuttavia, stando alle analisi dall’istituto IZA in Germania, se i programmi di creazione diretta sono realizzati all’interno dello stesso attore pubblico c’è il rischio di spiazzamento dei giovani più istruiti (i giovani che entrano nel settore di basso profilo pubblico bruciano qualsiasi loro possibilità di affermarsi nel difficile mercato privato).

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