BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IL CASO/ Se gli incentivi al lavoro si trasformano in un costo "triplo"

InfophotoInfophoto

Di particolare interesse risulta l’analisi della spesa nel periodo 2004-2011 conteggiata per tutte le categorie. Siamo passati da 17.966 milioni di euro nel 2004 a 26.887 milioni nel 2011 (75.048-47.178 in Germania, 44.294-50.136 in Francia, 17.883-41.840 in Spagna). I servizi per l’impiego sono passati da 600 milioni nel 2004 a 501 milioni nel 2011 (4.997-8.873 in Germania, 3.848-5.866 in Francia, 642-1.314 in Spagna). Le politiche attive sono passate da 7.549 milioni nel 2004 a 4.845 milioni nel 2011 (18.815-11.637 in Germania, 12.123-16.086 in Francia, 4.618-7.146 in Spagna). Le politiche passive (incentivi al prepensionamento e al sostegno al reddito) sono passati da 9.817 milioni nel 2004 a 21.541 milioni nel 2011 (51.236-26.669 in Germania, 28.322-28.184 in Francia, 12.624-33.014 in Spagna).

Il rapporto indica che il nostro Paese, tra il 2004 e il 2011, ha rafforzato la spesa nelle politiche passive portandola all’80% in linea con le economie deboli. La scelta dei paesi a economia forte ha privilegiato le politiche attive e i servizi all’impiego (pubblici e privati). Perché nel nostro Paese si continua a polarizzare le politiche del lavoro verso quelle passive “senza condizionalità”, ovvero senza l’obbligo di partecipazione a politiche attive finalizzate alla ricollocazione? Operare sulle politiche passive è più agevole per qualsiasi governo, certamente comporta la non semplice ricerca della copertura di finanza pubblica, ma la finalità sociale garantisce il risultato.

Inoltre, condizionare le politiche passive alla partecipazione a percorsi di ricollocazione con la combinazione di formazione e occasioni di lavoro richiede un servizio universale per l’impiego in grado di offrire occasioni di lavoro. Meglio ripiegare su un sistema di formazione professionale che adegui le competenze senza “condizionalità” occupazionali e introdurre dosi massicce di incentivi all’assunzione per i lavoratori esclusi o a rischio di esclusione. Quindi, se la formazione spesso non viene erogata con una condizionalità occupazionale, tranne nel caso della formazione di base per gli adolescenti che ha performance occupazionali del 70% nelle poche regioni dove ancora esiste, la realtà degli incentivi all’assunzione non va proprio nella direzione desiderata dalle politiche.

Ci viene in aiuto la puntuale analisi di Veneto Lavoro sugli effetti degli incentivi previsti dal Decreto interministeriale del 5 ottobre 2012 con l’iniziativa governativa una tantum riguardo l’occupazione giovanile e femminile. La questione affrontata è la seguente: le trasformazioni e le stabilizzazioni agevolate sono state effettivamente aggiuntive rispetto al trend “normale” di tali eventi? O l’agevolazione si è risolta in un “premio” per scelte aziendali che comunque sarebbero state fatte? Con tale Fondo, che ammontava a 232 milioni, si prevedeva l’incentivazione dalla data di pubblicazione del DM (17 ottobre 2012) fino al 31 marzo 2013 dei seguenti eventi: trasformazioni di contratti di lavoro dipendente a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato; stabilizzazioni di contratti a collaborazione e a progetto o di contratti di associazione in contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato; assunzioni con contratti a tempo determinato con incremento della base occupazionale. I lavoratori interessati dovevano essere: giovani fino a 29 anni; donne di qualsiasi età. Ogni datore di lavoro poteva chiedere l’incentivazione di massimo dieci contratti. Le trasformazioni e stabilizzazioni incentivabili erano quelle con riferimento a contratti in essere o cessati da meno di sei mesi. Il beneficio previsto risultava pari a: 12.000 euro per le trasformazioni e per le stabilizzazioni; 3.000 euro per le assunzioni (4.000 euro se si superano i 18 mesi; 6.000 euro per 24 mesi). I dati noti attestano che oltre 24.000 sono stati i contratti agevolati: in circa il 90% dei casi si è trattato di trasformazioni o stabilizzazioni, che hanno impegnato oltre il 95% delle risorse disponibili.