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Lavoro

IL CASO/ Se gli incentivi al lavoro si trasformano in un costo "triplo"

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Il Decreto non ha conseguito risultati sul fronte dell’incremento quantitativo delle assunzioni, mentre ha avuto impatto- come da programma - nell’incentivare il superamento della precarietà, agevolando il passaggio da rapporti di lavoro a tempo determinato o di tipo parasubordinato in rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Il Decreto ha agevolato pure una quota di trasformazioni/stabilizzazioni che sarebbero invece avvenute comunque: esse rappresentano, indicativamente, circa i due terzi degli eventi agevolati. Si ricava che il costo effettivo (comprensivo del sostegno dato “inutilmente”) di ciascuna trasformazione/stabilizzazione aggiuntiva ottenuta corrisponde a circa il triplo dell’incentivazione predisposta. Ogni trasformazione/stabilizzazione aggiuntiva è dunque costata circa 30.000 euro. Abbiamo investito 232 milioni di euro, quasi la metà di quanto disponibile sulla “Youth Guaranteed”.

La tendenza a lasciare che l’occupazione venga creata da automatismi privi di “condizionalità” quali la formazione senza occupazione e gli incentivi a pioggia viene confermata dallo stato degli accreditamenti ai servizi per il lavoro. Evidentemente solo alcune regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Abruzzo, Sardegna) riconoscono che i servizi per il lavoro sono cosa diversa dalla formazione e che solamente alcune regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto) abbiano previsto di finanziarla dice di un pregiudizio verso le politiche per il lavoro (diverse dalla formazione). Quale la natura di questo pregiudizio? Inizialmente gli enti che si sono accreditati al lavoro coincidevano con quellii formativi e in aggiunta le Agenzie private per il lavoro. Nel tempo, introducendo il rimborso delle politiche attive con parte fissa e variabile a risultato, sono rimaste prevalentemente le Agenzie per il lavoro.

Esse il placement lo fanno di mestiere e sono pagate dalle aziende per trovare i lavoratori giusti, quindi potrebbe essere opportuno non rimborsarle anche quando operano sul lavoratori svantaggiati. Questa è l’ultima ragione del pregiudizio nei confronti della Agenzie per il lavoro. Questi operatori vivono effettivamente della capacità di incrociare domanda e offerta nel più breve tempo possibile, e ogni giorno mettono al lavoro più di 200 mila lavoratori nelle 2500 filiali che continuano a operare nonostante la crisi. Quando si trattano lavoratori che sono stati espulsi, sono a rischio di espulsione e hanno difficoltà a entrare nel mercato del lavoro, è necessario maggior tempo per “lavorare” queste persone e riportarle a un approccio realistico nei confronti del lavoro: attitudine al cambiamento, rafforzamento delle competenze, capacità di stare di fronte a una realtà difficile, riacquistare fiducia in se stessi e nel mondo attorno a se stessi.

Cosa ci aspettiamo da questa stagione decisiva di politiche del lavoro? Che vengano riconosciute le differenze tra i destinatari delle politiche: facilmente occupabili, moderatamente occupabili, difficilmente occupabili.

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