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IDEE/ Ai nuovi manager serve il "metodo Montgomery"

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Gli anni centrali del XX secolo sono stati contraddistinti dagli oligopoli, dai monopoli e da una quantità di barriere alla competizione globale, i quali tutti assieme hanno fatto sì che i salti di qualità non fossero necessari. Dal momento che i settori dell’economia cambiavano lentamente, e richiedevano quindi un mutamento organizzativo meno pesante, le modifiche incrementali erano quasi sempre sufficienti e i grandi salti si verificavano non prima di ogni dieci o venti anni. Oggi, in un numero sempre maggiore di settori, questo comportamento è divenuto insufficiente e può condurre al disastro. Negli ultimi anni, quindi, il numero degli interventi trasformativi dell’organizzazione è aumentato enormemente.

Questi interventi si chiamano reengineering, ristrutturazione, riorientamento strategico, qualità totale, cambiamento culturale, acquisizioni e fusioni. A ogni modo, per essere leader, non serve più, perciò avere una posizione di potere, sempre più precaria; bisogna piuttosto dimostrare di saperlo utilizzare e quindi possedere quelle capacità e competenze che non sono tecniche specialistiche, ma che sono doti personali di sensibilità e di umanità; caratteristiche queste generali e comuni a tutti i veri leader.

Dopo quanto detto appare chiaro che una leadership vincente si fonda su una molteplicità di pilastri che coincidono con quei fattori e comportamenti che possono garantire il successo di un’iniziativa: fiducia, collaborazione, enfasi sugli obiettivi, chiarezza, sicurezza, sostegno, performance, umanità, consapevolezza. Un esempio emblematico è quello relativo al Maresciallo Montgomery, il quale assunse il comando dell’VIII Armata e riuscì a infondere nei suoi soldati lo spirito necessario per battere le potenti divisioni corazzate di Rimmel. Quando Montgomery giunse al comando della VIII Armata, a causa di continui disastri e regressi, l’intera organizzazione si trovava con il morale a terra.

La prima cosa che fece fu di riunire i collaboratori, molti dei quali apparivano delusi e demotivati, chiedendo loro di lavorare insieme per avere fiducia gli uni negli altri. Subito dopo, Montgomery, chiarì ai suoi collaboratori, in modo inequivocabile, che non esisteva alcuna alternativa al successo, se non la vittoria.