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Lavoro

IDEE/ Ai nuovi manager serve il "metodo Montgomery"

Il contesto economico attuale richiede sempre più leadership di qualità e da parte di più persone, affinché, spiega FRANCESCO SANSONE, le aziende non smarriscano i propri obiettivi

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Nelle imprese c’è una quantità di manager molto competenti, brillanti, talvolta addirittura straordinari, che cercano di fare ciò che ritengono sia giusto per la crescita. Il problema è che pochissimi di loro assicurano quella leadership che sta diventando sempre più necessaria nelle imprese, nella politica e nei diversi ambiti. Il contesto ultradinamico e straordinariamente competitivo che ci troviamo ad affrontare nell’economia della conoscenza richiede sempre più leadership di qualità e da parte di più persone, per garantire uno sviluppo sostenibile alle aziende. Se manca questo tipo di leadership, le organizzazioni ristagnano, smarriscono i loro obiettivi e alla fine ne risentono pesantemente.

In un mondo sempre più globale, con un capitale umano con un livello culturale sempre più elevato e non più disposto a obbedir tacendo, è necessario un nuovo stile di leadership; ma, il punto nodale non è lo stile: è semmai un problema di sostanza, di comportamento operativo, di atteggiamenti, non di tattica o di dettagli superficiali; ed è un comportamento che cambia poco nel tempo, da una cultura all’altra o da un settore all’altro. C’è chi dice che le conseguenze di una leadership inadeguata sarebbero minime, perché la performance è la risultante di tantissimi fattori, interni ed esterni all’impresa. Sicuramente si può concordare sul concetto della pluralità di fattori, ma bisogna ricordare che la maggioranza di essi può essere influenzata dall’efficacia, o dall’inefficacia, della leadership.

Il vuoto di leadership esiste per tutta una serie di ragioni; e colmarlo diventa difficile per tanti motivi, uno dei quali è la complessità dei problemi. Ma la questione non è il numero limitato di persone in possesso di un adeguato potenziale di leadership. Anche se una persona su cento avesse il potenziale giusto, sarebbero sempre milioni a esercitare la leadership nel mondo. Oggi siamo lontanissimi da questi numeri, e ciò dovrebbe dirci qualcosa d’importante sui limiti educativi delle istituzioni scolastiche, delle università e anche delle famiglie. Invece di sviluppare il talento, d’invitare i collaboratori a prendere iniziativa e a imparare dagli errori e dai successi, le organizzazioni ignorano troppo spesso il potenziale di leadership; non danno educazione, né esempi in materia, e puniscono coloro che commettono piccoli errori quando provano ad assumersi responsabilità decisionali. Anche i lavoratori fanno la loro parte, omettendo di valutare realisticamente i propri bisogni formativi e di darsi da fare per soddisfarli.