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RIFORMA PENSIONI/ Del Conte (Bocconi): la flessibilità non funzionerà, lo dicono i dati Inps

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La questione degli esodati sta diventando ormai quasi cronica. Sembrava che ci fosse, sia dal precedente che dall’attuale governo, un concreto impegno a trovare le risorse necessarie e questi soldi sono stati parzialmente erogati, ma la platea degli “scoperti” è ancora molto numerosa. Una situazione del genere non è più sopportabile, quindi spero si possa arrivare presto a una soluzione definitiva.

 

Per queste misure serviranno anche delle coperture finanziarie. Secondo lei, dove andranno ricercate?

Il problema non può essere risolto aumentando la contribuzione. Se questo verrà fatto, soprattutto in un Paese in cui il cuneo fiscale è così elevato, si produrranno solamente effetti depressivi sull’occupazione e quindi anche sulle entrate previdenziali. A mio giudizio si può invece far leva su una seria revisione di tutte le pensioni, in particolare quelle di invalidità o comunque non strettamente legate alla contribuzione, che ancora oggi drenano molta parte delle risorse dell’Inps. Per risolvere il problema dal punto di vista strutturale, però, è necessario trovare un’idea che abbia una visione più lunga.

 

Ad esempio?

Sono un forte sostenitore del fatto che, se il cuneo fiscale verrà ridotto, paradossalmente si aumenta la base imponibile più che proporzionalmente. In altre parole, se noi rendiamo meno gravoso il lavoro “alla luce del sole”, quindi con una contribuzione regolare, potremo recuperare una larga fetta di lavoro sommerso che al momento pesa enormemente sulla tassazione generale e il sistema delle pensioni. Questo è un nodo che va assolutamente risolto, ma non solo attraverso un sistema puramente repressivo, ma con un riequilibrio dei costi-benefici per le imprese tra un lavoratore in regola e uno invece non in regola.

 

(Claudio Perlini)

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