BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

JOB ON CALL/ In Italia il lavoro a chiamata è "impossibile" da usare

Infophoto Infophoto

Quel “in ogni caso” lascia qualche dubbio, ma i commentatori sembrano tutti orientati nel ritenere che con decorrenza 28/06/2013 (prima data utile da cui dovrebbe decorrere il “contatore”) è introdotta una condizione limitativa al ricorso al contratto intermittente, anche se, da più parti, si auspicano i consueti chiarimenti operativi da parte del Ministero. Tornando al nostro esempio, fermo restando che la modifica, per la sua piena operatività, dovrà essere convertita in legge, il nostro commesso potrà essere chiamato nell’arco di un triennio dall’assunzione per un massimo di 400 giornate di lavoro effettivo, pena l’automatica trasformazione in un contratto a tempo pieno e indeterminato.

Penso si intuisca, dall’esempio, che il lavoro intermittente in Italia rimane una tipologia contrattuale di non facile applicazione. Ciò dipende certamente dal fatto che pochissimi CCNL hanno disciplinato l’istituto, nonostante l’ampia delega da parte della legge peraltro limitata ai livelli nazionale e territoriale.

È comprensibile che nell’ottica sindacale di stabilizzare i rapporti di lavoro questa tipologia contrattuale non sia ben voluta: “Non puoi organizzarti la vita, dipendi da una telefonata, è un contratto che non garantisce uno stipendio sufficiente per vivere perché presuppone attività saltuaria”; e infatti, nonostante la legge sancisca la non discriminazione tra lavoratore intermittente e dipendente fisso, la diversità di tempo dedicato a un’attività produttiva determina, volente o nolente, una differenza di trattamento economico. Ma siamo sicuri che forse una sua riconsiderazione non sia possibile in questi tempi di crisi?

© Riproduzione Riservata.