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Lavoro

CONTRATTI EXPO 2015/ Del Conte (Bocconi): così Milano può "rivoluzionare" il lavoro

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Qui a Milano si sono sempre fatte sperimentazioni che, avendo ottenuto buon esito, sono state poi replicate su scala nazionale. Bisogna vedere che frutti darà la sperimentazione. C’è anche un altro aspetto da approfondire.

 

Di cosa si tratta?

Sostanzialmente quell’accordo regola la flessibilità in entrata. Si parla di contratti a termine e di apprendistato. Non si parla però di flessibilità funzionale.

 

Cosa intende professore?

Nell’accordo non si parla di mansioni, di quello che è il funzionamento del rapporto di lavoro. Che a mio modo di vedere è il tema più importante. Soprattutto se ragioniamo in termini che vanno al di là dell’Expo. In altre parole, credo si debba fare dell’altro.

 

Cosa?

Un accordo che, partendo dal territorio, sperimenti forme di flessibilità che riguardano soprattutto la funzionalità del rapporto.

 

Che caratteristiche dovrebbe avere un accordo del genere?

Dovrebbe prevedere lo spostamento di lavoratori da una sede all’altra, mansioni fungibili, maggiori possibilità per le imprese di riorganizzare la produzione senza ridurre il personale, ma utilizzandolo meglio. In altre parole, un accordo che dia fiato alle imprese. Che oggi hanno un problema maggiore con la produttività, e non con la licenziabilità e la flessibilità dei lavoratori cose che hanno già.

 

Come si risolve il problema della produttività?

Il vero problema è che abbiamo un lavoro molto ingessato, legato a contratti nazionali molto vecchi, mentre sono ancora poco diffusi i contratti di secondo livello che si occupano di questi profili specifici. Sindacati e imprese, con un atto di coraggio, dovrebbero puntare su questa rivoluzione culturale.

 

In cosa consiste questa rivoluzione culturale?