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CONSIGLI NON RICHIESTI/ Da cosa si riconosce un buon leader?

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Quando si decide per un’azione o si sceglie una soluzione, contemporaneamente si lasciano perdere tutte le altre. Il comportamento di coloro che normalmente prendono delle decisioni ha come denominatore comune la motivazione, che porterà le persone ad agire con prontezza, rapidità, organizzazione, tenacia, fermezza, e capacità di attesa. È in questo senso che i leader devono dimostrare di essere tali, spiegando le loro decisioni agli altri e coinvolgendoli nelle stesse, in modo da trasmettere al gruppo la convinzione che le decisioni prese sono le migliori possibili.

Essenziale risulta moderare la disciplina con l’umanità, cioè con la capacità di mettersi nei panni dei collaboratori. Il leader ha l’abilità di saper interpretare i bisogni delle persone che gli sono state affidate, che in tale ottica diventano clienti esterni. Perciò, assieme al saper comunicare, il leader deve anche sviluppare la capacità di saper ascoltare, che nel lavoro è una capacità insostituibile, oltre che un dovere professionale; questo talento contribuisce in modo determinante alla buona esecuzione di qualsiasi compito, dalla soddisfazione del cliente, alla gestione della responsabilità.

Il leader è consapevole che ciò che va valorizzato non sono le risorse finanziarie, gli impianti o le tecnologie, ma le persone. Sa dunque distribuire il potere lungo l’organizzazione, responsabilizzando gli altri e facendoli sentire protagonisti. Il leader non impone ma persuade gli altri, interpretandone stati d’animo, sentimenti e attese. Egli ha il piacere di sorprendere i collaboratori a fare cose giuste, dando loro immediatamente riconoscimenti positivi, valorizzandone i punti di forza. Si tratta, però, di rifuggire dall’autoritarismo e dal formalismo, per instaurare con i collaboratori relazioni realmente cooperative e informali. Vivere con i propri collaboratori, comprendere le loro pene, dare l’esempio di saper reggere le loro fatiche precedendoli ovunque; questa umanità di chi deve comandare nulla toglie all’obbligo di essere duri e esigenti nel comando.

Ama il cambiamento e se ne assume il rischio; è dotato di spirito imprenditoriale e possiede la capacità di saper innovare, cioè di trovare il modo di fare qualcosa di nuovo, mai fatto prima o di diverso. Colui che vuole diventare leader, o lo è già, deve sviluppare questa capacità di innovare e di innovarsi, cercando di sviluppare una mente quanto più possibile flessibile, lavorando sui seguenti aspetti: la curiosità, che è un motore più forte dell’innovazione; sapersi concentrare su un obiettivo o una meta; la tenacia, che è la capacità di saper ricominciare a cercare nuove strade per risolvere un dato problema; l’immaginazione, rifiutando l’ovvio per così compiere il primo passo verso l’innovazione.

La volontà del fare, cioè la spinta a mettercela tutta, a dare il massimo non accontentandosi di risultati mediocri, nel senso di saper sopportare con naturalezza le sollecitazioni psicofisiche del lavoro; di distribuire correttamente lo sforzo nel corso della giornata; di gestire se stesso con autocontrollo e resistenza; consapevole che la fatica non è muscolare ma nervosa e, quindi, il lavorare duro riguarda la resistenza, la tenacia, la volontà, e il rispetto di se stessi; saper utilizzare al meglio l’energia di cui si dispone e saperla rigenerare quando essa viene impiegata. Il leader tende, insomma, in ogni sua attività all’eccellenza, cercando un legame tra la visione di lungo periodo e l’operatività quotidiana; tra sviluppo del business e soddisfacimento delle esigenze delle persone inserite nell’organizzazione.